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Un legal thriller perfetto – la recensione di Giallomania

legal_thriller_2014 Arriva in questi giorni di fine anno la recensione del legal thriller Italiano NON TI SVEGLIARE da parte di GIALLOMANIA, attivissima e autorevole associazione culturale, nota tra le altre cose per l’organizzazione del “Lomellina in Giallo”.

Di seguito trovate la parte più saliente del giudizio di Paola Badi, la recensione completa è disponibile sul sito di Giallomania.

“Ansia. Inizia così il legal thriller di Stefano Visonà, fin dalla prima riga della prima pagina per poi finire con il terrore. Buio. In una mattina di nebbia fittissima accade un incidente stradale, un uomo rimane gravemente ferito e poi il buio. Alle 22:00 arriva una telefonata al pronto intervento, i paramedici arrivati sul luogo, dovranno gestire una macabra scoperta. Questo è solo l’inizio del romanzo, inizia così l’indagine dell’avvocato Rubens Gatto. Sarà un’indagine complessa, si dovrà partire dall’inizio, dagli “inutili anni ottanta”. Sarà un lungo viaggio intervallato da capitoli che grazie alla tecnica del flash back alternano il passato con il presente. Un viaggio durissimo, un risveglio di incubi, di segreti non detti e di scoperte terribili, dove nessuno ne uscirà indenne. Un salto nell’abisso profondo che li metterà a dura prova con le loro coscienze. Uno stile di scrittura ineccepibile, una descrizione dei luoghi cinematografica con i personaggi molto ben caratterizzati. Un legal thriller perfetto. Viene da paragonarlo a quelli di John Grisham. Molto minuzioso sia nelle parti legali che in quelle mediche. Una scrittura scorrevole che riesce tenere alta la tensione fino alla fine del romanzo.” -Paola Badi, GIALLOMANIA.

 

UPDATE 2017: purtroppo Giallomania dopo innumerevoli attività di promozione della letteratura gialla, thriller e noir (tra cui 4 edizioni Lomellina in Giallo) ha chiuso battenti e sito. Un vero peccato, una perdita per tutti gli appassionati del genere e per la Cultura in generale.

E’ stato un privilegio conoscervi e fare un pezzettino di strada assieme.

Un legal thriller avvincente e mozzafiato – GLI AMANTI DEI LIBRI

La  recensione di “GLI AMANTI DEI LIBRI”

Non ti svegliare è un legal thriller avvincente e mozzafiato ambientato nella bassa vicentina, dove la nebbia nasconde le città avvolgendole per giorni e giorni. Protagonista è un avvocato, Rubens Gatto, che nelle indagini non si arrende agli eventi e si affida al suo intuito. La storia parte lentamente, è quasi ovvia, ma il lettore di gialli e di thriller sa che niente è mai scontato. Infatti l’autore ha miscelato sapientemente le ambientazioni, i dialoghi e le trame nascondendo con grande cura ed eleganza gli indizi della vicenda. Così, dopo una partenza in sordina, la trama prende ritmo:  il lettore per tre quarti del libro rimane ad osservare i protagonisti in attesa che la nebbia si diradi e che, lentamente, tutto converga verso quel punto di fuga intravisto e immaginato ma mai pienamente delineato, finché tutto precipita in una girandola di eventi.

Il racconto è affascinante, l’atmosfera avvolgente: un omicidio, un incidente e le indagini dell’avvocato Rubens si intrecciano con una vecchia storia di amicizia tra adolescenti. E’ il gioco dei ricordi che traccia un ritratto tenero ma anche impietoso di un’intera generazione e ne racconta illusioni e disillusioni, fallimenti e rinascite. “La memoria è una cosa strana. Da una parte dimentichi parole o fatti appena avvenuti, dall’altra ci sono ricordi che ti accompagnano per tutta la vita. Piccoli momenti insignificanti che con il tempo porti a far coincidere con tutta un’età. E’ lì che la mente torna quando la lasci andare”(pag.54). Lo racconta una voce in una stanza spoglia, una voce che chiede al magistrato di poter narrare tutto dal principio: “Inizia prima. Nei primi ottanta. Gli inutili anni ottanta”(pag.89). Così, i ricordi lacerano i cuori ed invadono con forza il presente con una urgenza indomabile di sapere, difendersi e poi fermare quella follia distruttiva uscita dal buio.

L’intreccio, interessante e non banale, è ben costruito e realizzato con bruschi cambi di prospettiva, di punti di vista e di significato che servono a confondere il lettore che ipotizza degli scenari magari sbagliando. I personaggi sono connotati con cura. L’ambientazione non è mai scontata. Gli elementi di medicina legale e le conoscenze forensi completano un affresco equilibrato ed affascinante, anche se eccessivamente tecnico in alcune parti, tanto da appesantire la lettura; anche le descrizioni e le divagazioni  a volte  troppo corpose rallentano il ritmo. Tuttavia Visonà ha saputo creare una miscela che tiene desta l’attenzione del lettore fino alla conclusione quando, proprio negli ultimi paragrafi, un bel colpo di scena inatteso scioglie tutti i dubbi e anche quel salto all’indietro che interrompeva la narrazione e che spesso risultava irritante acquista un senso. Il crescendo di tensione è ben architettato e soddisferà gli amanti del genere. Oltre alle pagine dei ricordi in corsivo, naturalmente più che motivate, all’improvviso e senza giustificazione, se ne incontrano alcune con caratteri di dimensione diversa: si capisce che in quei punti il libro pecca di un editing  poco curato.

 

 

Talmente intrigante che non dà tregua – CONTORNI DI NOIR

 

La recensione di Contorni di Noir: “Talmente intrigante che non dà tregua”

E’ uscita una recensione su Contorni di Noir, sito specializzato nel settore thriller-noir. Cosa dice di NON TI SVEGLIARE? Leggete di seguito (oppure direttamente su Contorni di Noir)

“Una donna apre gli occhi in una stanza buia. Non riesce a muoversi. Dov’è? È ancora dentro al sogno? Perché non riesce a svegliarsi? Un uomo riemerge dal nulla dopo tre settimane. È in una stanza di ospedale con un vuoto assoluto in testa. Che cosa è successo? Perché è completamente solo? Perché viene accusato del più orribile dei crimini? In parallelo, una voce in una stanza spoglia chiede al magistrato di poter narrare tutto dall’inizio. Dagli “inutili anni Ottanta”. Perché, dice, è lì che è cominciato tutto. Un avvocato troppo coinvolto dal passato per accettare l’evidente colpevolezza del proprio cliente; passo dopo passo percorre un’indagine difensiva inquietante, inseguendo una fantomatica scia di sangue celata nella nebbia della pianura veneta. Solo per arrivare a una sconvolgente verità.
Da molto non mi accadeva di leggere un thriller così avvincente. Stefano Visonà: autore a me sconosciuto- ho scoperto poi come questo fosse il suo primo romanzo – e trama assolutamente accattivante..
E’ un legal thriller, perché la vicenda è imperniata sulla difesa , da parte di un avvocato, in un caso quasi disperato: l’omicidio di una giovane donna, con l’osso del collo spezzato, da parte del marito. Tutte le prove sono contro di lui, schiaccianti.
Tutta l’opinione pubblica  rumoreggia nei confronti di quest’uomo ambizioso ed arrivista, che con il matrimonio aveva “appeso il cappello al chiodo”, come si suol dire.
Il tragico è che quest’uomo non si può difendere:nelle stesse ore è rimasto vittima di un grave incidente stradale, che gli ha fatto perdere del tutto la memoria, nel bene e nel male. Può solo disperarsi, per avere perso la moglie, per le accuse, per l’impotenza di cambiare il corso delle cose… e così si rivolge al vecchio amico Rubens, sua ultima speranza.
Contemporaneamente, si narra la storia di tre amici  , dall’infanzia ad oggi.
Uno è l’accusato, Luciano Chiomonte, “Scimmia”; un secondo è l’avvocato, Rubens Gatto, “Rubino”,che proprio in virtù dei vecchi tempi accetta questa difesa  senza speranze.  Poi c’è  Zeno, “Luce”, da tempo perso di vista , ed il misterioso Doctor Who, che ricorre in tutta la storia, ma che solo all’ultimo si scoprirà. Un romanzo che , più che scorrere, vola!
Abbastanza complesso, ma talmente intrigante che non dà tregua, né permette interruzioni.
C’è , a capitoli alterni, una storia nella storia, raccontata da un Io narrante, che spiega il perché  di tutto ciò che è accaduto; ma solo all’ultimo si capirà chi  stesse parlando!
Lo stile con cui la storia è scritta è ottimo. Frasi brevi  o brevissime. Citazioni   bene inserite nel contesto, che denotano profonda conoscenza  in molti campi. Capacità di tenere il lettore col fiato sospeso.  Trovate mai scontate. Tanti concetti profondi, che meritano una seconda e anche una  terza rilettura: io ho evidenziato alla grande! E non mi succede spesso.
La descrizione della provincia veneta, dei suo paesini, delle sue nebbie ( inquietanti), della sua gente, è magistrale. Conclusione: promosso a pieni voti.  E speriamo che Stefano Visonà ci diletti presto con un altro giallo di altrettanto valore. Amanti del legal-thriller: correte ad acquistarlo!

Articolo – intervista su SCRITTEVOLMENTE

E’ uscito in questi giorni su SCRITTEVOLMENTE un articolo-intervista, seguito alla presentazione in Feltrinelli Treviso, dove ho avuto il piacere di conoscere Davide Dotto. Ve lo ripropongo:

Mercoledì 23 gennaio 2013, alle ore 18.00, presso la libreria Feltrinelli di Treviso, in Via Canova a lato del Duomo, Stefano Visonà ha raccontato, tra lettura, immagini e ricordi, il suo primo romanzo. Ha parlato di luoghi, di atmosfere, di un genere tutto nuovo (Legal thriller italiano). Ha poi aperto una finestra sugli inutili anni Ottanta – così li considera un suo personaggio. Tutto ciò si consolida nella scrittura, in una ricerca espressiva che non tralascia nulla, affinché la pagina si mostri nitida come una fotografia. Questo in sintesi.

luoghi di cui si racconta non sono pretesti narrativi, ma si mostrano pulsanti come i personaggi che li hanno creati e li abitano. Sono la Statale 11 che collega Verona a Vicenza, la nebbia della val padana, una località (San Leo) che riassume i paesi che si snodano intorno, un non-luogo perché immaginato, anche se inventato fino a un certo punto. San Leo richiama caselli, cartelli stradali, casolari che ciascuno può incontrare e, volendo, fotografare lungo la strada.

L’atmosfera creata con cura certosina fa da sfondo a un Legal thriller, italiano per evidenziare la vocazione e la tradizione culturale che non appartiene a una dimensione territoriale piuttosto che a un’altra, ma che si apre a quelle circostanti: ciascuno di noi nasce e si radica in un territorio, che è un prezioso granello, una piccola parte essenziale, distinta ma non separata da un tutto più ampio.

Il Legal Thriller, ha ribadito l’autore durante l’incontro, è stato possibile ambientarlo in Italia grazie al legislatore, che con l’art. 11 della Legge 7 dicembre 2000, n. 397 ha introdotto nel codice di procedura penale il Titolo VIbis – Investigazioni difensive, e quindi l’art. 391bis e quelli che seguono. In mancanza di ciò l’avvocato Rubens Gatto, nello snodarsi della vicenda, non avrebbe potuto superare la barriera della verità processuale (fatta di carte e di norme procedurali).

Il romanzo non si muove solo lungo uno spazio fisico ben definito, si sviluppa trasversalmente in una dimensione temporale: racconta per immagini, musica e altre suggestioni gli inutili, per non dire fondamentali anni ’80, dove tutto è cominciato. Inutili per chi vi è passato forse indenne, fondamentali per chi, essendo nato nel ’70 o giù di lì, in essi ha vissuto una prima parte dell’adolescenza, quasi una sorta di Medioevo nel quale ogni cosa era destinata a germogliare nel suo Rinascimento, portando frutto più tardi. È anche il tempo in cui i ricordi sotterrati e le esperienze vissute (e parzialmente sopite) ritornano prepotentemente.

Arriviamo infine alla scrittura. L’autore ricorda en passant un epigramma di Platone che gli ha dato molto da riflettere: su come le parole siano importanti, non possano essere scelte a caso, ma debbano essere ricercate con cura, affinché diventino fotografia di ciò che rappresentano. In questo modo nella prosa entra la dimensione poetica, quella che meglio si addentra nelle cose e nella loro anima. Non per niente Platone parlava di mania poetica.

Nel mettere mano a quest’articolo mi sono venute in mente delle domande che nei giorni seguenti ho posto all’autore, un modo come un altro per continuare, in queste righe, il discorso iniziato a Treviso.

Se non vi fosse l’art. 391bis del codice di procedura penale avresti scritto un Legal thriller? Se sì, dove l’avresti ambientato?

L’idea alla base di NON TI SVEGLIARE era l’utilizzo del romanzo di genere per raccontare il Veneto di oggi. La scelta del taglio Legal ha varie ragioni, soprattutto collegate alla mia storia personale, ma NON TI SVEGLIARE è un Legal thriller un po’ particolare, poiché la vicenda non si svolge prettamente in aula. Nel libro l’azione segue passo passo le indagini svolte dall’avvocato Rubens Gatto in difesa del suo assistito, accusato di un omicidio terribile. Mancando la possibilità investigativa da parte del difensore (introdotta, appunto, in Italia con il 391bis poco più di una decina di anni fa) sarebbe venuto a mancare uno dei presupposti fondamentali nella costruzione del romanzo.
In secondo luogo, l’ambientazione in Veneto era ed è uno dei capisaldi irrinunciabili della mia scrittura. Scrivo del mio mondo, di quello che conosco, di quello che vedo tutti i giorni. Il Veneto è il mio Maine in scala minore, se mi concedi il paragone un po’ eretico. Non avrei potuto raccontare di altri luoghi, ambientare altrove il romanzo.
Quindi no, senza il 391 bis non avrei scritto NON TI SVEGLIARE, né un Legal thriller ambientato altrove.

Nel romanzo “Non ti svegliare” appare il paesaggio veneto, la statale 11, cartelli stradali, casolari, luoghi in cui massiccia è la presenza dell’uomo. Ecco la domanda: nel romanzo fino a che punto i luoghi fanno le persone e le persone i luoghi?

C’è un legame bidirezionale, simbiotico, come nella vita reale. Le persone sono plasmate dai luoghi e dall’ambiente in cui si trovano e nel contempo contribuiscono al suo cambiamento. Sia in termini prettamente fisici che culturali o sociali. In NON TI SVEGLIARE i protagonisti sono stati forgiati dal contesto in cui sono cresciuti nei primi anni ’80 e poi ne hanno determinato, pur se inconsapevolmente, un profondo mutamento. Non svelo oltre, ma se pensi a quello che succede…

La poesia in genere dice molto in poche parole, mentre la prosa rischia di dire poco in molte. Che rapporto hai con la poesia e in che modo essa entra nella tua prosa?

Mi viene da rispondere che la poesia, un certo tipo di poesia, mi ha formato negli anni cruciali del liceo. È ovvio, un giallo può essere solo sviluppato in prosa, ma in NON TI SVEGLIARE ho cercato spesso la metafora o la narrazione per immagini, in un modo che è proprio della poesia. Certe divagazioni iniziali nei capitoli, certe descrizioni di luoghi, sensazioni… Comunque sia chiaro: non sono un poeta, sono uno scrittore di thriller [Risata maligna di sottofondo].

Durante l’incontro hai parlato di un prossimo romanzo. Hai scelto o stai scegliendo delle foto che ne riassumano la storia, capitolo dopo capitolo. Puoi anticiparci qualcosa?

Sì, è un esperimento che avevo in mente da un po’: raccontare in fotografie, capitolo dopo capitolo, il percorso di scrittura del mio prossimo Legal thriller italiano. Il progetto è partito proprio in questi giorni e l’ho chiamato 1 = 1, ovvero “un capitolo = una foto”. A ogni fine stesura di capitolo, fino a conclusione del romanzo, pubblicherò una foto che ha ispirato o è collegata al testo, con una citazione e qualche nota. Ho la passione della fotografia sin da ragazzo e penso che l’occhio di un fotografo sia simile a quello di uno scrittore. Sono poi abituato a pensare per immagini e a prendere appunti “fotografici” (ho quasi sempre con me la mirrorless o la reflex). Da qui l’idea di 1=1, ispirata a quei quei 365 photo projects, dove un fotografo si mette in gioco pubblicamente per un anno. Solo che per me lo scopo principale rimane scrivere, portare avanti con metodo il mio prossimo libro e nel contempo provare a raccontarne il percorso, magari migliorando un po’ la mia tecnica fotografica. Il progetto si può seguire sul mio sito http://stefanovisona.it/category/1capitolo1foto/

La tua scrittura si è formata attraverso il racconto, poi sei passato al romanzo. Quanta pazienza occorre per scrivere un racconto, quanta perseveranza è necessaria per un romanzo?

Un racconto va limato, rifinito, cesellato parola per parola, soprattutto quando si hanno dei vincoli di lunghezza, come nei concorsi letterari. In un numero finito di battute bisogna esporre un’idea originale, tratteggiare un mondo e creare una suggestione che persista nella mente del lettore oltre la conclusione della lettura. Nel romanzo, per come lo sento io, lo stesso lavoro va moltiplicato su oltre quaranta capitoli strettamente intrecciati tra loro. Per non desistere occorre perseveranza, appunto, darsi un metodo e imporsi scadenze. Per il prossimo romanzo ho ideato 1 = 1 anche per questo motivo. Un impegno pubblico a cui non posso più sottrarmi.

Tre cose fondamentali che consiglieresti a un esordiente.

Eh, questa è la domanda più difficile, sul serio, non mi sento di “dare consigli”. La scrittura è una cosa assolutamente personale, ognuno deve trovare dentro di sé la strada, fare il proprio percorso. Ok, se proprio insisti e vuoi che dica qualcosa: perseverare, perseverare, perseverare. Sapete tutti cosa intendo.