Feb 172013
 
Capitolo-4

2010 - SONY A700 con Minolta APO 80-200 f2.8 - ISO 200 1/1000 f2.8 RAW

A ricreazione sciamammo fuori in cortile e scoprimmo che un angolo era stato recintato. Nonostante le grida e i richiami delle maestre ci ammassammo attorno alla recinzione fatta da transenne, corda e bidelli. Le transenne non erano altro che gli ostacoli usati per la corsa sugli ottanta metri. In metallo bitorzoluto, con la traversa in legno bianca e rossa e la targhetta Dymo con il numeretto che identificava tutte le proprietà della scuola elementare di San Leo.

Scrivo, in pigiama sotto le coperte, e Laura mi chiede perché sorrido di continuo. E’ un capitolo lieve, necessario dopo la tenebra del terzo. Rievoco la scuola dove sono cresciuto e che non ho più rivisto, riporto alla mente volti, aneddoti, colori e profumi di quegli anni sfolgoranti e ingenui. Mi piace il contrasto di questo quarto capitolo con il precedente, mi piace lo stridore di questo cambio di scena. Un po’ come è qui adesso. Fuori c’è vento e neve, la tempesta perfetta prevista da giorni per carnevale è finalmente arrivata, ed io appena finito di raccontare di un Maggio stranamente afoso.

Mentre scrivevo ho messo sul desktop questa foto (scattata con la A700 e il glorioso “Nerone” – Minolta APO 80-200 f2.8 – ai Giochi della Gioventù di Nicola, il mio secondogenito) in modo da aiutarmi a rendere in testo la cacofonia di colori, voci e movimenti che si verifica in un cortile di scuola elementare a ricreazione.

In quel cortile un gruppetto di ragazzini scopre che nella notte è avvenuto qualcosa di strano, in un posto molto particolare appena fuori paese.  E all’insaputa di tutti decidono di andare a vedere.

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Feb 022013
 
Capitolo-3

2013 - Sony Nex-5 con Zeiss Sonnar 24mm - 1/40 f/1.8 ISO400 RAW

Ora il freddo si è fatto più intenso, il buio è quasi completo. Cerca di infilare gli occhi nella massa della notte, ma vede solo nero. Un muro oscuro, impenetrabile. Ecco, adesso c’è solo quello davanti a lei.

Ieri sera ho fatto tutta una tirata, come diceva il Poeta, ma non da Omaha a Tucson. Ho iniziato a scrivere tardi, dopo che i figli hanno finito i loro traffici e si sono infilati a letto. Dopo un po’ Laura ha chiuso il libro che stava leggendo, io le ho detto “un minuto solo, finisco la frase e spengo”. Lei si è addormentata, la mia frase è diventata un paragrafo, una pagina, due. Ho proseguito in apnea fino al termine del capitolo, il terzo. Il salvataggio del file riporta 02:47.

Alla fine la stanchezza premeva dietro le palpebre, ma ho dormito male. Un sonno agitato, tormentato forse da incubi che però, come al solito, la mattina non ricordo. Era un pezzo che non mi succedeva di rigirarmi così nel letto. In genere scrivere fino a tardi è una fatica liberatoria, poi crollo e dormo come un bambino.

So che la colpa è di quello che ho scritto. Il capitolo era iniziato in tono leggero, con un profumo di lacca per capelli e Catty che rincasava. Poi piano piano si è incupito, fino a ritrovarsi avvolto in quel buio quasi completo.

Ho scattato questa foto davanti a casa, aveva appena smesso di piovere e il quartiere era deserto. Nessun rumore, nessuna auto, nessun passante, solo la luce ambrata dei lampioni. La strada dove abito trasmetteva un senso di inquietudine cupa. La stessa che è finita dentro questo terzo capitolo.

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Sep 052012
 

Sul numero di Settembre, ora in edicola, de “Il Basso Vicentino“, il più diffuso ed autorevole mensile della provincia di Vicenza è stato pubblicato un mio racconto. E’ stato scritto di getto il giorno in cui è mancato Ray Bradbury ed è un personalissimo e struggente ricordo di uno degli autori che mi hanno formato, da ragazzo.

Inizia così:

“Ray Bradbury se ne è andato”, sento la notizia dalla TV lasciata accesa per caso e grido. In casa c’è già abbastanza trambusto, stiamo uscendo per una delle recite scolastiche di fine anno e come al solito è tardi. Mia moglie scende dalle scale chiedendo: “E adesso cosa succede?”, i figli interrompono la loro frenesia e mi guardano preoccupati.
“E’ morto Ray Bradbury”, dico. Mi fissano tutti senza capire.
“Ray Bradbury!” insisto “Fahreneit 451, Cronache Marziane, …”. Silenzio, poi Elisa dall’alto dei suoi sedici anni fa spallucce e risponde “Sì, sì, papà, va bene…” e tutti tornano rapidi ai loro preparativi.

“Ray Bradbury” ripeto tra me. Mi accorgo che lo pronuncio in modo diverso dal colto mezzobusto del TG. Io lo dico come l’ho imparato da ragazzo: ”Rei-bred-bari“, all’italiana, di chi non ha ancora parlato inglese con gli inglesi. Spengo la TV, raccolgo la telecamera, cerco le chiavi della macchina, abbaio ai figli di sbrigarsi. Che ne sanno loro, mi dico. Come possono capire, sono troppo giovani: nove, dodici, sedici anni… Inserisco l’allarme, chiudo a tre mandate la porta di casa. No, un momento, Francesco a ottobre fa dieci anni e Nicola ormai ne ha tredici e quand’è che io ho letto per la prima volta Ray Bradbury? Ritorno indietro con la memoria. E’ un attimo. Mi blocco con la mano sulla portiera dell’auto, ora ricordo. La copertina, con la parte superiore di un rosso accesissimo e la scritta “FAHRENEIT 451″ che fluttua sopra la figura di un libro spalancato. La metà inferiore del libro è bruciata e la sua silhouette richiama una fenice in volo sopra una città.  Ricordo quando l’ho letto e ricordo esattamente dove l’ho comprato, con i miei soldi, quelli della mia paghetta. Ne sento il profumo, di quell’Oscar Fantascienza Mondadori. Ne sento la consistenza in mano. Ne sento il fruscio delle pagine. Ne sento il mondo interno pulsare, sussurrare il mio nome e invitarmi ad entrare. E’ un tuffo al cuore. Rei-bred-bari. Da dentro l’auto gesticolano e mi chiamano, è tardi, ora aspettano solo me.

[...continua]

Il resto, beh.. lo trovate su “il Basso Vicentino” di Settembre, cercatelo in edicola!

 

Jul 252012
 

Articolo il Basso Vicentino Luglio - Agosto 2012

“Il suo libro crea assuefazione, bisogna andare avanti a leggerlo, dopo ogni pagina si cerca la successiva…” – Il Basso Vicentino (lug-ago 2012)

Sul numero in edicola questo mese del mensile “Il Basso Vicentino” è apparso un lungo articolo dedicato agli scrittori di area berica. Tra i sei autori oggetto dell’articolo ci sono anch’io, se siete curiosi di conoscere cosa pensa veramente il giornalista di NON TI SVEGLIARE cliccate sull’immagine e leggete… :)

 

Dec 232011
 

“C’è un momento di assoluto, irreale silenzio. Di riflesso, a Rubens, viene in mente la notte di Natale: silente, immota in quei momenti che precedono la veglia di mezzanotte. I marciapiedi vuoti e il traffico che scompare. Tutti in attesa, a pensare ai progetti non conclusi, ai propositi abbandonati. A meditare e cercare un’altra occasione. Alza il bicchiere, riflessi di rosso ciliegia. Lo assapora lentamente.
Natale.”

NON TI SVEGLIARE, Cap.28

Oct 272011
 

Nella foto la prima nebbia della stagione, comparsa a sorpresa questa mattina. Guidando per andare in ufficio ripensavo ai primi capitoli di NON TI SVEGLIARE., tutta la vicenda ha inizio infatti proprio in un giorno nebbioso di fine ottobre. Come oggi.

Dal cap.2:

Guarda dal finestrino, il mondo è un bagliore latteo e uniforme. Non si vede nulla, né case, né campagna, né il profilo dei capannoni in cemento della prima zona industriale.
Non ci voleva la nebbia.
Accelera di scatto e frena a un soffio dal paraurti che lo precede. Si sposta a destra, verso il ciglio, i battistrada che spiaccicano il pantano della banchina. Sferra un pugno al volante e impreca di nuovo. Continue reading »