Capitolo 1. Una di quelle cose sbagliate

Capitolo-1
2013 - Sony NEX-5 con Zeiss Sonnar 24 mm - 1/40 f/8.0 ISO 640 RAW

Prende la passerella delle oche e si incammina nel bianco. A malapena vede il profilo della sponda opposta, è come attraversare una nuvola a piedi. La struttura in legno e acciaio è madida, sotto di lui sente uno scroscio d’acqua e le scarpe che mandano rimbombi metallici. Un passo alla volta si lascia alle spalle il centro di San Leo.

Gianluca ha nove anni e in un pomeriggio di febbraio, dopo una lezione di catechismo interrotta da un evento anomalo, compie un’azione che non dovrebbe. Lo sa che è sbagliata, ma una particolare circostanza lo porta a compierla. Da qui ha inizio la vicenda. Dal gesto errato di un bambino, da una di quelle piccole cose inaspettate che a volte i bambini fanno perché sono bambini o perché pensano di doverle fare.

Ho questa storia in mente da quasi tre anni. E’ una storia a suo modo terribile. L’ho iniziata, lasciata, ripresa, interrotta e ricominciata più e più volte. Perché, mi dicevo, qualcosa nella trama non mi convinceva o il meccanismo non scattava perfettamente. E ogni volta scrivevo qualcosina, poi rivedevo la sequenza dei fatti, l’ordine dei capitoli, le concatenazioni di azioni e conseguenze. E ogni volta, sempre, tornavo all’idea di partenza, terrificante nella sua atroce semplicità.

In realtà ero io che non ero pronto, per tante ragioni. A darmi l’abbrivio, a sbloccarmi come quei motorini incantati, è stato un quadro di Winslow Homer, visto alla mostra “Raffaello verso Picasso” prima di Natale. Osservando quel quadro, quei due bambini immersi in quella natura così sottilmente inquietante, ho capito come dovevo affrontare questa storia. Spero di avere la capacità di raccontarla come la sento. Spero che venga fuori nel modo in cui è dentro di me, nel modo in cui anche ora, mentre scrivo queste righe, la sento premere qui, tra petto e gola.

La frase sotto la fotografia è estratta dal primo capitolo (come richiedono le regole di questo gioco). San Leo è la stessa cittadina veneta (immaginaria) dove già è ambientato NON TI SVEGLIARE. E come nel precedente legal thriller, il testo si lega a luoghi reali, che vedo tutti i giorni. La passerella delle oche citata è il ponte che si vede al centro. Il percorso che compie Gianluca, facendo quello che fa, è esattamente quello nella fotografia. Per questa volta ho preferito il B/N, rielaborando l’immagine in post con filtro blu ad alto contrasto.

Un’ultima cosa: scrivendo questo primo capitolo mi sono immediatamente affezionato a Gianluca. GiLù, GianLu. E’ bastato farlo sedere da solo su un muretto, nell’attesa di qualcuno che lo venisse a prendere, nell’attesa che qualcuno si ricordasse di lui. Poche righe e mi è entrato nel cuore, forse perché proietto in lui l’immagine dei miei figli, di quando sono passati attraverso quell’età. Non volevo affezionarmi a GiLù, non dovevo affezionarmi a lui. Perché, anche se sarà indirettamente protagonista di tutto il libro, non so se lo rivedrò. Non lo so ancora.

 

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