Autore: Stefano

“IL SEGNO DI S.H.” – Racconto vincitore XXI Premio G.Belli

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Il segno di S.H.

1° classificato sez. pubblicazione XXI Premio G.Belli – 2009

Il Segno di S.H. è un racconto lungo, che ha per protagonisti Rubens Gatto e Celestino Maculan, ambientato in uno dei luoghi di Non ti svegliareLettura altamente consigliata per conoscere i due personaggi! Era stato scritto per un concorso del magazine Sherlock Holmes, poi annullato (la rivista ha chiuso, sigh). L’ho riproposto al premio G.Belli, uno degli storici premi letterari romani, ed è arrivato primo nella sua sezione!

Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“IL DESTINO DELL’ACQUA” – racconto Premio Zanella 2011

 Il destino dell’acqua

Racconto scritto per il Premio Letterario G.Zanella 2011 che aveva per tema “Scelta o Destino”.

E’ una storia in buona parte autobiografica, sullo sfondo l’alluvione che a Novembre 2010 ha devastato Vicentino, est Veronese e bassa Padovana. Una storia nera e amara che si chiude con un colpo di reni, per ricordare i fatti e non lasciare che il tempo si porti via ogni cosa, come quell’acqua fangosa.

II Classificato VI Premio Letterario “Giacomo Zanella” 2011 e pubblicato nell’antologia del Premio. 

Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“IL FINE ULTIMO DELL’AMORE” – racconto finalista Premio Marello

Il fine ultimo dell’amore – finalista Premio Marello 2009

Racconto finalista Premio Marello 2009 e pubblicato nell’antologia del premio.

Ormai avevo all’attivo un bel po’ di racconti, avevo già scritto Freddo, Parole Calibro .22, Centosette, Il Bicchiere della Staffa. Da un po’ mi ronzava in testa un’idea, quella di una storia scritta su più livelli, che si srotolasse attraverso il tempo.

L’occasione di scriverla venne con il Premio Marello 2009, che aveva un tema che mi sembrava adatto. Iniziai a scriverla il 19/11/09 e feci partire la vicenda dal 19 novembre 1918, per farla poi progredire in una successione di “livelli” che arrivano fino ai giorni nostri.

Non lasciatevi fuorviare dal titolo, il racconto ha tutta la sua buona dose di nero e anticipa un tema che ritornerà in DOVE IO MAI.

Premio Marello

Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“PAROLE CALIBRO .22” – il racconto vincitore di Giallolatino 2009

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 Dopo “Freddo” ero entrato nel tunnel dei concorsi letterari. Avevo iniziato a scrivere racconti “a tema”, mirai per i concorsi più ineressanti che trovavo. La mia scrittura migliorava via via, ormai mi sentivo lanciato verso il firmamento degli scrittori.

Uno dei premi più rinomati a livello nazionale era (ed è rimasto) GIALLOLATINO, organizzato dalla Provincia di Latina. Per la partecipazione era richiesto un racconto giallo ambientato nei luoghi della provincia.

Questa era veramente una sfida, anche perché di Latina conoscevo ben poco. Sì, c’erano dei parenti di mia moglie che abitavano a Borgo Sabotino, ma li conoscevo poco, in fondo eravamo andati a trovarli solo un paio di volte.

E l’idea mi venne proprio da una foto che avevo fatto a mio figlio anni prima in una delle visite… Il resto è tutto frutto di immaginazione.

 1° classificato III concorso “Giallolatino” – 2009 e pubblicato nell’antologia omonima – Ego Edizioni
 
Giallolatino

 

 


Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“CENTOSETTE” – un piccolo racconto pluripremiato

A questo racconto sono particolarmente affezionato. Scritto nel 2009 per il concorso “Inchiostro di Bacco” è un piccolo cameo, un’interpretazione a se stante sul tema del vino e del dolore. Ogni volta che lo rileggo resto un po’ così, per la durezza mista a speranza che porta con sé. Oltre ad Inchiostro di Bacco, l’ho fatto partecipare in contemporanea anche al premio Letterario “Il Montello”, che ha un respiro più nazionale. Beh, è andata bene anche là, classificandosi al II posto assoluto.

1° Classificato Concorso Letterario “Inchiostro di Bacco” Città di Lonigo 2009 – Sez. Generale
2° Classificato Premio Letterario “Il Montello 2009” e pubblicato nell’antologia omonima – Danilo Zanetti editore
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Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“IL BICCHIERE DELLA STAFFA” – un racconto vicentino

Il bicchiere della staffa

1° Classificato Concorso Letterario “Inchiostro di Bacco” Città di Lonigo 2009 – sezione Vino Vicentino

Racconto scritto per “Inchiostro di Bacco” Città di Lonigo 2009. Il concorso prevedeva due sezioni: una a tema “il vino” ed un’altra specifica per “il vino vicentino”. Non potevo mancare (nè sfigurare coi concittadini) e per avere qualche chance in più ho partecipato ad ambedue le sezioni, inviando all’ultimo momento anche Centosette. La giuria ha scelto i vincitori con il solito sistema delle letture dei testi anonimi e la busta con i dati anagrafici da aprire alla fine. Immaginatevi lo stupore, mio e loro, nel trovarmi vincitore di entrambe le sezioni.

Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“UTOPIA A TERMINE” – un racconto di SF

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Sono fin dall’infanzia un appassionato lettore di fantascienza: Ray Bradbury, W.Gibson, D.Simmons, sono i miei semidei lassù tra le stelle. Come scrittore prediligo trame thriller o noir, ma almeno con un racconto di SF dovevo cimentarmi.

“UTOPIA A TERMINE” è stato appositamente scritto per il concorso “IL SENTIERO DEI DRAGHI 2009”, il tema era L’Utopia e l’ho affrontato con una visione estremamente tecno-scientifica: la costruzione di un mondo ideale, che inizia a sfaldarsi a causa di una divergenza non euclidea… E’ stato pubblicato nell’antologia omonima, che vanta a mio insindacabile giudizio una copertina favolosa.

Finalista Concorso “Este – Il sentiero dei draghi 2009” e pubblicato nell’antologia AA.VV. “L’UTOPIA”

Update: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

“FREDDO” – il mio primo racconto

 Freddo

1° premio Narrativa “Le Mond Club” 2007
Premio speciale della Giuria “I cavalieri amari” 2007

E’ il primo racconto “moderno” che ho scritto (ovvero da quando, dopo il Liceo, ho ricominciato a scrivere) ed è quello con cui ho “scoperto” il mondo dei premi letterari per narrativa breve. Ispirato ad un fatto reale, ad una coppia che conoscevo, l’ho scritto per un bisogno mio, perchè questa storia “spingeva” per uscire sul foglio. Dopo qualche tempo sono incappato casualmente su internet in un bando per un concorso letterario, il mio unico racconto sembrava adatto e l’ho spedito.

Ancora oggi mi meraviglio di essere arrivato primo al primo colpo! Ma la settimana di vacanza in Sardegna (il premio in palio) è stata più che sufficiente per rendere reale la cosa!


Nota: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari

IN UN BATTITO DI CIGLIA i racconti dei premi letterari

E’ disponibile su Amazon il nuovo libro: “IN UN BATTITO DI CIGLIA – I racconti dei premi letterari”

Una antologia thriller-noir con quindici racconti che rappresentano il meglio di dieci anni della mia narrativa breve. Quindici racconti scritti per Premi Letterari, antologie o riviste, la maggior parte ha vinto o ricevuto menzioni a livello nazionale.

Non avrei mai pensato di riunirli in un’antologia se non fosse stato per una particolarissima combinazione di eventi. Questi eventi sono narrati in controluce nel brano finale, che per questa ragione dà il titolo alla raccolta. Non svelo altro. Il senso di tutto si scoprirà solo alla fine, come in ogni buon giallo che si rispetti.

Il nuovo libro è disponibile sullo store Amazon in formato Kindle e cartaceo con spedizione immediata.

 

Talmente intrigante che non dà tregua – CONTORNI DI NOIR

 

La recensione di Contorni di Noir: “Talmente intrigante che non dà tregua”

E’ uscita una recensione su Contorni di Noir, sito specializzato nel settore thriller-noir. Cosa dice di NON TI SVEGLIARE? Leggete di seguito (oppure direttamente su Contorni di Noir)

“Una donna apre gli occhi in una stanza buia. Non riesce a muoversi. Dov’è? È ancora dentro al sogno? Perché non riesce a svegliarsi? Un uomo riemerge dal nulla dopo tre settimane. È in una stanza di ospedale con un vuoto assoluto in testa. Che cosa è successo? Perché è completamente solo? Perché viene accusato del più orribile dei crimini? In parallelo, una voce in una stanza spoglia chiede al magistrato di poter narrare tutto dall’inizio. Dagli “inutili anni Ottanta”. Perché, dice, è lì che è cominciato tutto. Un avvocato troppo coinvolto dal passato per accettare l’evidente colpevolezza del proprio cliente; passo dopo passo percorre un’indagine difensiva inquietante, inseguendo una fantomatica scia di sangue celata nella nebbia della pianura veneta. Solo per arrivare a una sconvolgente verità.
Da molto non mi accadeva di leggere un thriller così avvincente. Stefano Visonà: autore a me sconosciuto- ho scoperto poi come questo fosse il suo primo romanzo – e trama assolutamente accattivante..
E’ un legal thriller, perché la vicenda è imperniata sulla difesa , da parte di un avvocato, in un caso quasi disperato: l’omicidio di una giovane donna, con l’osso del collo spezzato, da parte del marito. Tutte le prove sono contro di lui, schiaccianti.
Tutta l’opinione pubblica  rumoreggia nei confronti di quest’uomo ambizioso ed arrivista, che con il matrimonio aveva “appeso il cappello al chiodo”, come si suol dire.
Il tragico è che quest’uomo non si può difendere:nelle stesse ore è rimasto vittima di un grave incidente stradale, che gli ha fatto perdere del tutto la memoria, nel bene e nel male. Può solo disperarsi, per avere perso la moglie, per le accuse, per l’impotenza di cambiare il corso delle cose… e così si rivolge al vecchio amico Rubens, sua ultima speranza.
Contemporaneamente, si narra la storia di tre amici  , dall’infanzia ad oggi.
Uno è l’accusato, Luciano Chiomonte, “Scimmia”; un secondo è l’avvocato, Rubens Gatto, “Rubino”,che proprio in virtù dei vecchi tempi accetta questa difesa  senza speranze.  Poi c’è  Zeno, “Luce”, da tempo perso di vista , ed il misterioso Doctor Who, che ricorre in tutta la storia, ma che solo all’ultimo si scoprirà. Un romanzo che , più che scorrere, vola!
Abbastanza complesso, ma talmente intrigante che non dà tregua, né permette interruzioni.
C’è , a capitoli alterni, una storia nella storia, raccontata da un Io narrante, che spiega il perché  di tutto ciò che è accaduto; ma solo all’ultimo si capirà chi  stesse parlando!
Lo stile con cui la storia è scritta è ottimo. Frasi brevi  o brevissime. Citazioni   bene inserite nel contesto, che denotano profonda conoscenza  in molti campi. Capacità di tenere il lettore col fiato sospeso.  Trovate mai scontate. Tanti concetti profondi, che meritano una seconda e anche una  terza rilettura: io ho evidenziato alla grande! E non mi succede spesso.
La descrizione della provincia veneta, dei suo paesini, delle sue nebbie ( inquietanti), della sua gente, è magistrale. Conclusione: promosso a pieni voti.  E speriamo che Stefano Visonà ci diletti presto con un altro giallo di altrettanto valore. Amanti del legal-thriller: correte ad acquistarlo!

Capitolo 31 – Sotto una lama di luna

Capitolo-31

“Una falce di luna è in caduta libera sopra l’orizzonte. La pianura inizia a punteggiarsi di luci, il traffico del rientro serale è fruscio su un nastro riprodotto senza Dolby.”

Di nuovo in corsa, una riga alla volta, parola dopo parola ho ritrovato il piacere della fatica di scrivere. Sto procedendo piano, perché il tempo è poco dopo i cambiamenti di vita degli ultimi mesi, ma un capitolo dopo l’altro la storia avanza. Ho dovuto lasciare da parte la mia mirrorless, non riesco più a portare avanti entrambe le cose e il progetto 1=1 è rimasto indietro. Ho preferito scrivere, prender vantaggio sulla sequenza di foto. Almeno fino a qualche sera fa, quando una lama di luna era là, sospesa a chiamare l’occhio del mio Zeiss.

Una foto in tecnica mista, esposizione lunga per le scie del traffico e  un trucco per immortalare la luna con Venere accanto. E visto il risultato, era inevitabile che quella falce di luna finisse dritta dritta nella storia.

NON TI SVEGLIARE – Valutazione Giuria Premio Calvino

La Valutazione della Giuria XXIII Premio Calvino

Ho completato la prima stesura del romanzo poco prima del termine di scadenza per la partecipazione al XXIII Premio Calvino, il più importante premio letterario in Italia per autori inediti. Era un azzardo, perchè il Premio non è per narrativa “di genere” ed il testo necessitava effettivamente di un po’ di lavoro ancora,  ma i  riscontri dei primi lettori erano fin troppo positivi e volevo assolutamente un parere “professionale” e distaccato. L’ho spedito il giorno della scadenza del termine, il manoscritto portava ancora il titolo provvisorio di “Killgatto”.

La soddisfazione di essere tra i “testi segnalati” è stata grandissima, il risultato ha superato ogni mia aspettativa. Il lavoro di esame e valutazione dei testi in concorso è notoriamente assai accurato e rigoroso. Mi interessava la “Scheda di Lettura”, ovvero la recensione critica del testo che il Comitato di Lettura del premio avrebbe fatto, non pensavo di avere qualche chance di piazzamento: il Premio Calvino è per narrativa più “seria“, impegnata tradizionale, non esattamente per “legal thriller all’italiana”.

Ricevuta finalmente la scheda di Lettura ho cambiato il titolo in Non ti svegliare (Killgatto proprio non era piaciuto) ed ho lavorato a lungo (accettando anche i suggerimenti dei “primi lettori”) per migliorare il testo. In particolare, tutta la prima parte è stata riscritta, velocizzata e resa più piacevole ed incalzante. Sono state risolte inoltre quelle piccole ingenuità in cui ero incappato nella prima stesura.

Ma allora, cos’era scritto nella fantomatica Scheda di Lettura? Eccola, è scritta a più mani e ve la allego, è la prima recensione “ufficiale” del romanzo:

I Valutazione Premio Calvino

Non è sempre così facile dire perché un giallo ci sia piaciuto. Di rado ciò dipende dalla trama. Abbiamo letto troppe storie di persone uccise da qualcuno per qualche motivo per essere autenticamente sorpresi; siamo ormai dei poliziotti consumati ad ogni ipotesi, delle anziane e ciniche signore sempre pronte a dire che, in fondo, doveva finire così. Tuttavia, ogni volta, siamo disponibili a seguire l’autore nel buio dell’incubo dell’assassino che non può sottrarsi a commettere l’ennesimo e definitivo atto criminale se solo ci siano offerti dei particolari convincenti che rendano suggestiva la nuova combinazione; la cornice è sempre più importante del quadro. La cornice ambientale che ci propone Stefano Visonà è costituita dal nordest ricco, la provincia vicentina. Anche la critica della società del nordest non è una novità. Ciò che la rende convincente è la capacità di raccontarla senza pregiudizi né frasi fatte. Una società di professionisti e industrie che vivono il loro denaro come un fatto, un destino privo di buon gusto, soltanto un percorso tra le ore lavorate e gli oggetti di consumo da acquistare, si tratta di una società senza autentiche possibilità di scelta, solo una condizione ormai naturale di un gruppo che non si pone domande e non vede oltre ciò che l’ambiente di provincia suggerisce, con una serenità che non basta definire inquietante perché è ormai un habitat naturale, un’acquisizione che prescinde dalla critica. In una società così, sembra di poter dire, è quasi sorprendente che i killer non siano più numerosi. Ma il talento di Visonà è proprio nel ricostruire un’azione in un ambiente, familiare sì, ma senza luoghi comuni fastidiosi. In un primo tempo, nell’atmosfera triste e nebbiosa di intelligenze isolate si presentano soltanto una serie di situazioni tra loro contemporanee, una donna che perde i sensi, un uomo che ha un incidente stradale con conseguente amnesia. Sono il paradigma della loro società, niente passato, presente tragico e futuro inesistente o insensato. Nello sviluppo della narrazione ci si interroga fino alla fine se il marito accusato sia o meno l’assassino, e se la sua amnesia sia autentica o no (visto che non lo è stata la sua vita). Altro elemento vincente è lo stile. La narrazione non sfugge mai al controllo dell’autore sia a livello di struttura che linguistico. Non mancano alcune ingenuità, ma non rovinano l’insieme. Interessante l’interpretazione del ruolo sociale delle onlus di assistenza ai tossicodipendenti o disabili.

II Valutazione Premio Calvino

Giallo ambientato nel Veneto di oggi, tra la provincia di Vivenza e quella di Verona, tra fabbriche, cittadine, paesi e villaggi residenziali. Suggestiva è l’attenzione alle atmosfere di una pianura invernale tra nebbie e limpidi giorni ventosi, con l’affiorare dei primi rilievi collinari e le montagne in lontananza, sia all’atmosfera delle piccole città, con le loro architetture, i palazzi storici, i luoghi di ritrovo. Nei protagonisti non c’è nostalgia per il passato, se non per una prima adolescenza ancora senza colpe, senza aver sperimentato il male. Né ci cono progetti per il futuro, solamente il tentativo di raggiungere obiettivi personali, di coerenza professionale, di sistemazione e di equilibrio affettivo. Un delitto ed un incidente aprono la narrazione che l’autore conduce con maestria, anche se con una certa lentezza iniziale. Poi, per molto tempo, in parallelo alla narrazione dei fatti della vita quotidiana dei personaggi e del protagonista in particolare, noi assistiamo alla ricostruzione dell’antefatto presentato ai giudici in una lunga confessione da parte di un personaggio che noi individueremo solo alla fine. A battersi per la ricerca della verità è un avvocato di quasi quaranta anni legato nell’adolescenza ai protagonisti della vicenda. Inconsueta è per l’Italia l’analisi delle dinamiche di un grande studio di avvocati, quasi una multinazionale, e dei suoi legami con il potere economico locale, sia quello delle cooperative sociali nate a fianco del tradizionale potere cattolico. La lingua è ricca, precisa, la scrittura elegante ma non eccessivamente ricercata, capace di aderire ad emozioni, paesaggi, riflessioni, incertezze con frasi brevi, quasi una scelta stilistica per cogliere meglio una realtà complessa, spesso scissa. Solo la confessione utilizza uno stile di narrazione senza spezzature che a volte appare un po’ monotono.

III Valutazione Premio Calvino

La trama è consistente, complessa, plausibile e alla fine anche sorprendente. Forse le motivazioni psicologiche che muovono il cattivo, l’assassino, lasciano un po’ perplessi, forse non sono così fortemente sostenibili dal punto di vista psicologico. Ma tant’è: nei gialli contemporanei è forse l’elemento meno sostenibile (vedi ad esempio Stieg Larsson). Ma la connessione delle azioni, le sequenze casuali, i raccordi tra i diversi momenti ed episodi sono limpidi e rigorosi. E certamente la plausibilità e la congruenza della vicenda è un pregio fondamentale di un giallo. Molto intrigante è anche la costruzione del racconto, ogni capitolo del quale inizia in modo erratico, con divagazioni riflessive o descrizioni d’ambiente che lasciano il lettore incerto sulla voce narrante – e creano un’ambientazione fascinosa nel tempo – atmosferico – e nello spazio – il Nordest. Perché in effetti si intersecano alcune voci narranti, con effetti spiazzanti per il lettore in attesa della soluzione dell’enigma. Per esempio la parte in corsivo si presenta subito come una dichiarazione al pm, ma di chi, quando, perché beh, fa parte della suspense. Ma c’è un’altra voce narrante, più sottilmente minacciosa… E poi, di grande effetto è il sottile gioco degli equivoci in cui il lettore inevitabilmente cade. Infine i personaggi: l’avvocato Gatto – le cui vicissitudini spiegano il titolo del libro, a nostro avviso non molto felice – è costruito secondo i moduli ormai consueti dell’investigatore in crisi. Però qui la crisi non è genericamente esistenziale, ma legata a fattori concreti e molto ben descritti: il passaggio dall’attività in uno studio legale tradizionale ad un grande studio modernissimo, all’americana, con un controllo ferreo dell’attività dei numerosi e specializzatissimi professionisti dipendenti. Oltre ad altri motivi che affondano nella sua adolescenza e che emergeranno in seguito. Comunque bel personaggio, umano nelle sue incertezze, non stucchevole. Più di maniera il detective privato all’italiana, ma ci sono alcune gustose notazioni dell’italico costume. Infine di grande impatto è la ricostruzione degli ambienti, fisici: il paesaggio del Nordest, ancora affascinante – per esempio la descrizione della campagna veneta cristallizzata nell’abbraccio della galaverna (che l’autore chiama caliverna) – ma totalmente antropizzato – per esempio la descrizione dei nuovi insediamenti di villette a schiera che sorgono dappertutto; e sociali: l’ambiente degli avvocati, la procura – le cui procedure sembrano di estrema, non italiana, durezza – le ong, mondo sotterraneo del Veneto, così collegato alle tradizioni del passato recente, ecc… In conclusione, un bel giallo, che, come spesso avviene per i gialli, lascia intravedere in controluce la rappresentazione calda della nostra società e dei suoi mutamenti.

NON TI SVEGLIARE – raccolta di commenti da Facebook

Una raccolta parziale e incompleta di commenti dai lettori di NON TI SVEGLIARE raccolti da facebook:

 

 

Recensione Facebook

 

 

 

Aspetto il secondo

 

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Capitolo 30 – Nella tempesta

Capitolo-30

“Un rumore assordante fece tremare l’aria, i rami, l’albero e tutto il mio corpo. Il cuore mi saltò in gola e mi avvinghiai stretto al ramo. Sentii la corteccia schiacciarsi sulla pelle ed il mondo oscillare. Un vento gelido mi gonfiò i calzoncini e la maglietta, il sole venne inghiottito da una mano nera ed il mondo si oscurò improvvisamente. Rabbrividii, guardandomi attorno. Nuvole nere ribollivano sopra la mia testa, si diffondevano veloci come inchiostro nell’acqua. Un secondo tuono scoccò lì vicino. Percepii il lampo di luce e l’odore di ozono, l’aria tremò di nuovo ed il rimbombo mi entrò nelle ossa. Poi iniziarono i goccioloni.”

Oggi è il mio primo giorno di ferie e riprendo a scrivere. Finalmente. Dopo quasi un anno di fermo, un anno complicato, per tanti motivi di cui preferisco non parlare ora. Ma il mio Rubens Gatto è rimasto lì, ad aspettarmi, esattamente nel punto dove lo avevo lasciato. La storia è ancora viva, palpitante, ha bisogno di una soluzione. Ho tre settimane davanti a me, e sono determinato ad arrivare in fondo a questa storia. Determinato ad uscire da questa tempesta.

Questa foto l’ho scattata una sera dal balcone della camera, un temporale estivo e i figli che si chiedevano cosa facessi là fuori da solo con cavalletto e Sony A7. Beh, niente male, no?