Autore: Stefano

Capitolo 13. Celestino Maculan, investigatore privato

Capitolo-13
Sony Nex-5 con Zeiss Sonnar 24mm – 1/1600 f/2.5 ISO200 RAW

Il posto è diverso da quello che pensava. È un palazzotto signorile, di recente restauro. La pietra di Vicenza risalta candida sull’improbabile fucsia della facciata. Un cartello turistico ne celebra il nome e l’epoca, ma nell’insieme assomiglia a un marshmallow. Rubens scorre le targhe di ottone avvitate sul bugnato classico, trova il nome e suona.

La scrittura ha assorbito tutto il mio tempo libero questa settimana. La storia mi “chiamava”, il mio protagonista Rubens Gatto aveva bisogno di iniziare a lavorare seriamente sul caso. Ha affrontato la controparte, ha verificato le prime ipotesi e soprattutto ha trascinato con sé la sua “spalla”, Celestino Maculan. L’investigatore privato è entrato in scena in modo un po’ particolare, come al solito dubbioso e dichiarando di non volerci entrare. Ma già dopo poche battute si è rivolto a Rubens chiamandolo “capo”, segno inconfondibile che aveva già a preso a cuore il caso.

Ho scritto in ogni ritaglio di tempo, senza pensare ad altro. E così mi sono ritrovato a capitolo quasi concluso senza avere una fotografia da inserire in questo progetto. Eppure un’idea ce l’avevo: volevo l’immagine di un palazzo signorile, quella con cui si apre il capitolo, e ne avevo in mente alcuni di Vicenza. Avevo sempre rimandato lo scatto (tanto, sono sempre là, mica si muovono…), fino a trovarmi ieri mattina con l’impossibilità di fare un salto in città. Sabato, c’erano i giochi della gioventù del mio figlio più piccolo e indovinate chi doveva fare da fotografo… Attorno al parco non c’era posto e ho dovuto parcheggiare verso la piazza. Correndo verso le voci dei bambini (ero proprio in ritardo, avevano già attaccato con l’inno) la coda del mio occhio è stata attratta da questo edificio. Un palazzotto dal colore particolare, proprio sulla via principale del mio paese. Perfetto.

 

Capitolo 12. Senza apparente via d’uscita.

Capitolo-12
Sony NEX-5 con Zeiss Planar 45mm – 1/400 f/2 ISO 200 RAW

“Provai con il catenaccio, ma non si mosse. Mi afferrai con due mani al pomolo arrugginito e diedi alcuni strappi isterici, mentre il cuore mi accelerava all’impazzata. Le braccia mi divennero molli e la pancia un blocco di budino, provai ancora, ancora ed ancora, ma non avevo più forza e mi accasciai contro il portoncino sentendo le lacrime arrivare.”

Immaginate di avere 10 anni e trovarvi in una condizione di imminente pericolo. E per pericolo intendo proprio un rischio fisico, che minaccia la vostra incolumità. Cosa fareste? A 10 anni si può fare una sola cosa: scappare, correre via il più velocemente possibile. Ma se la corsa finisce contro un vecchio portone sbarrato? E’ la situazione del capitolo 12, dove gli eventi hanno cominciato a prendere una brutta piega, senza apparente via d’uscita.

Ho scattato questa foto mentre aspettavo mia moglie fuori da Villa Mugna, la sede comunale del mio paese. Lei aveva qualche certificato da richiedere, io ho preferito aggirarmi con la NEX e lo Zeiss 45 alla ricerca di qualche buona inquadratura per questo progetto. Nella zona più vecchia della Villa, pressochè abbandonata, un raggio di sole illuminava il catenaccio di un portone in disuso. Ho scattato, immaginando in quale vicolo cieco avrei potuto far finire la corsa di quel bambino di 10 anni.

Questo capitolo è significativo anche per un altro motivo. Nella parte finale l’io narrante si lascia sfuggire qualcosa. Un piccolo dettaglio, giusto alcune parole. E’ il primo collegamento tra i due piani narrativi del libro. Il primo ponte tra i due mondi, finora apparentemente così lontani.

 

Capitolo 11. La vicenda si aggroviglia.

Capitolo-11
Sony Nex-5 con Zeiss Sonnar 24mm – 1/40 f/4 ISO1000 RAW

L’uomo accanto a Rubens risponde con un cenno del capo e si volta. Torna indietro con le mani in tasca, il cappello calcato e il bavero del giaccone alzato. Sembra solo volersi proteggere dal freddo di questa serata nebbiosa, ma se lo riconoscessero sarebbe lui la notizia nei telegiornali della sera.

Ecco, è successo. E’ ritornata la nebbia e la vicenda si è complicata sotto le mie mani. Colpa dei personaggi, che hanno iniziato a far quel che vogliono, a non seguire più la scaletta che ho previsto, a prendersi la propria libertà di azione. Detto così potrebbe sembrare che lo scrivente abbia solo bisogno di una buona vacanza (cosa che è comunque in assoluto sempre vera), ma ha la sua spiegazione logica.

La prima stesura di questo capitolo aveva qualcosa che non andava. L’ho lasciato lì qualche giorno e l’ho rilavorato, riscrivendone buona parte. Ancora, non era convincente, qualcosa “suonava” male, ma cosa? Mi sono fermato. Ho lasciato decantare una settimana, dieci giorni e finalmente, a furia di rimuginare, ho capito che il problema era nell’azione dei personaggi, in quello che stavo facendo loro compiere. Li stavo forzando in comportamenti non coerenti con i caratteri che io avevo loro dato.

La soluzione, a quel punto, era una sola: far fare ai personaggi quello che era nella loro natura, ovvero quello che volevano e cambiare quindi la vicenda. Ho dovuto riscrivere totalmente il capitolo 11, poi tornare indietro e modificare diverse parti dei capitoli precedenti, dilatando tempi, ridistribuendo gli eventi e facendo ricollimare le cose. Un lavoro certosino, ma a suo modo gustoso nella riverifica della miriade di indizi e trabocchetti per il lettore (eheheh, mi viene ancora da sogghignare).

E dire che avevo scattato questa foto in una sera di nebbia a inizio febbraio, con in mente una certa cosa che avrebbe dovuto accadere in questo capitolo. Ora è rimasta la nebbia, ma la vicenda risulta piuttosto diversa da come l’avevo pensata. Di certo, adesso è ben più aggrovigliata.

Un evento unico

VILLA_pojana_NNTPotrebbe scivolare via così, inosservato, in mezzo alle altre decine e decine di eventi che ho fatto: presentazioni, incontri con l’autore, spritz con i lettori, fiere del libro. Ma l’evento di domani sera a Villa Pojana è per me molto particolare, oserei dire unico, forse l’apice di un percorso di due anni, da quel primo e impaurito esordio in Biblioteca a Lonigo nel giugno 2011.

 

Domani, 10 Maggio 2013, presenterò NON TI SVEGLIARE in una villa palladiana. Per un vicentino è qualcosa di incredibile, grandioso, strepitoso. Insomma, per farvi capire è come per un “romano de Roma” avere a disposizione il Colosseo, non so se mi spiego 🙂 .

L’incontro fa parte degli eventi per la Giornata mondiale del Libro e ne Il maggio dei Libri e ho messo a punto una presentazione ancora una volta “nuova”, diversa da tutte le precedenti. Nuovi video e nuove musiche, tutte rigorosamente free o in licenza Creative Commons. Con me ci sarà una lettrice di eccezione, ma non vi svelo oltre… Vi aspetto, non tanto per me e quello che racconterò, ma per passare assieme un po’ di tempo nella splendida villa di Andrea Palladio. 🙂

Capitolo 10. La chiesetta del Drago.

Capitolo-10
Sony NEX-5 con 16mm – 1/500 f/5 ISO 200 RAW

L’interno della chiesetta era completamente devastato, uno sfacelo di calcinacci, assi di legno, vetri fracassati, quadri a terra, ex voto e candele sparpagliate ovunque. Una coperta di polvere ammantava tutto: i pochi banchi, gli inginocchiatoi, gli altari laterali e quel che restava di un portacandele. Il sole del pomeriggio entrava di sbieco dal tetto squarciato e rendeva il tutto ancor più irreale. Dalla penombra appena fuori il cono di luce, qualcosa sembrava osservaci. Quando mi resi conto che era il volto di un bambino, mi abbassai di scatto. – C’è qualcuno!

La foto forse tecnicamente non è tra le più riuscite della serie, ma la inserisco per una ragione particolare. Quella nel testo è la “chiesetta del Drago“, un altro dei luoghi chiave del libro. Così come descritta esiste solo nella mia fantasia, è più che altro un insieme di posti  attraverso cui sono passato.

Lo sfacelo è quello che si parò davanti ai miei occhi nella piccola chiesa di San Luigi nel maggio del ’76. Non avevo nemmeno dieci anni, ci capitai davanti in bici per caso (era proprio accanto alla biblioteca, dove andavo quasi tutti i pomeriggi). La porta era spalancata, cosa strana perché quella chiesa era sempre chiusa e mi ci affacciai. Quel disastro è impresso a fuoco nella mia memoria e rivive lungo tutto il capitolo.

Il nome, chiesetta del Drago, si ispira invece a quello di un piccolo edificio religioso che c’era in paese, dedicato a San Giorgio. Anche questo era sempre chiuso, ma sbirciando da una finestrella si poteva vedere all’interno una zanna appesa ad un trave. La tradizione voleva che fosse proprio uno dei denti del Drago di San Giorgio e avesse particolari poteri.

Forma, dimensioni e costruzione sono però quelle di una chiesetta trovata nel nulla di un’isola greca due anni fa, all’interno di una fortezza veneziana completamente in rovina (e lontana dagli itinerari turistici). Con il sole a picco del mezzogiorno e il caldo opprimente di Agosto i più piccoli del gruppo si erano fatti lamentosi ed io, per distrarli, avevo chiesto loro di farmi da soggetto per un po’ di foto con la mia NEX nuova.

E proprio lì, iniziai a pensare di inserire nella storia tre ragazzini che entravano in una chiesetta sfasciata dalla scossa di terremoto e….

in Villa (Palladiana) con il Thriller

Loc_PojanaIncontro con il Thriller in una delle più suggestive Ville Palladiane del Veneto.
Con il patrocinio del Comune di Pojana e nell’ambito degli eventi per la Giornata Mondiale del Libro e de Il Maggio dei Libri 2013, Venerdì 10 Maggio alle ore 20.30 lo scrittore Stefano Visonà conduce in Villa Pojana a Pojana Maggiore (VI) una reading performance con musica, foto e video attraverso luoghi, personaggi e fatti della provincia vicentina che hanno ispirato la scrittura del suo romanzo. Segnalato XXIII premio Italo Calvino NON TI SVEGLIARE è un legal thriller, che tramite la letteratura di genere racconta la realtà complessa e contraddittoria del Nord-Est contemporaneo.
Nel corso della serata avverrà inoltre la premiazione dei Lettori più assidui 2012 della Biblioteca Comunale.

Capitolo 9. Rubens Gatto, avvocato penalista.

Capitolo-9
Sony NEX-5 con Zeiss Planar 45mm – 1/30 f/2 ISO 400 RAW

“Sarà una giornata lunga. L’udienza conclusiva, la requisitoria che consegna quattro anni di lavoro nelle mani del Giudice, in quel limbo di tempo inquieto prima del verdetto. E già oggi daccapo con un nuovo interrogatorio. Perché se anche quell’uomo non si consegna subito, lo prenderanno. È solo questione di ore. A quel punto toccherà a lui, Rubens, correre: in carcere, caserma, questura, ovunque sarà. Sì, lo aspetta una giornata lunga. Afferra la sua borsa in cuoio ed esce.”

Capitolo nove, finalmente è di scena Rubens Gatto, avvocato penalista. Sì, è proprio lui, il “mio” protagonista di NON TI SVEGLIARE, che qui ritorna con un caso ancora più complesso e struggente. L’ho detto sin dall’inizio, dalla prima presentazione di NON TI SVEGLIARE (a proposito, è iniziato lo Spring Tour 2013, date un”occhiata alle date, se siete in zona fate un salto 🙂 ) l’idea è sempre stata quella di creare un personaggio “seriale”, che potesse ritornare in romanzi successivi ed evolvere anche nella sua vicenda personale e umana.

E quale immagine può rappresentare un avvocato, se non la classica borsa in cuoio da legale? Nella foto, quella che faccio impugnare a Rubens tutti i giorni, come un’arma bianca. Ha oltre vent’anni, è sformata, strisciata, il manico ricucito più volte, ma ci sono particolarmente affezionato e la uso ancora: è il regalo di Laura per la mia laurea.

Ad esser precisi, Rubens Gatto è già comparso nei capitoli precedenti. Una serie di minuscoli dettagli, indizi, piccoli spot che ne hanno preparato l’arrivo. Tuttavia, l”ingresso in scena è particolare. Non in aula, non a fianco di un cliente davanti al PM, ma in una  notte insonne. Pensieri che gli entrano in testa come in una rapina in villa e Rubens che inizia a vagare nella sua casa, con il bisogno di ascoltare musica. Un po’ come le notti insonni che capitano a me ogni tanto. Un pizzico di stress da lavoro, una manciata di preoccupazioni per i figli, una spolverata di ansia per il nostro futuro e mi ritrovo là ad osservare il buio. La cosa migliore, a quel punto, per me è alzarsi e scrivere un po’. Ed è esattamente così che ho chiuso anche questo capitolo.

 

Altavilla: incontro con l’autore Stefano Visonà

18Apr_Altavilla

Giovedì 18 Aprile serata dedicata al thriller ad Altavilla Vicentina: ore 20.30 presso la sala consiliare del Municipio incontro con l’autore vicentino Stefano Visonà, che presenterà il suo legal thriller NON TI SVEGLIARE, segnalato XXIII Premio Calvino e ambientato nella provincia vicentina.

Incontro Thriller in Biblioteca a Montecchio Maggiore

12Apr_MontecchioM

Venerdì 12 Aprile alle ore 20.45 incontro thriller in Biblioteca Civica a Montecchio Maggiore (VI).

Stefano Visonà presenta il suo legal thriller NON TI SVEGLIARE, segnalato XXIII Premio Calvino, in un reading multimediale con foto, video e musica che attraversa i luoghi di ambientazione del romanzo.

Da non perdere!

 

Una sera nel salotto di Creazzo (VI)

Anche se quest’anno la primavera sembra non voler arrivare è iniziato il tour primaverile 2013 di NON TI SVEGLIARE. La prima serata è stata di un calore (umano) straordinario. Creazzo mi ha accolto come fossi un vecchio amico, la Sala Consiliare del Comune trasformata in un salotto conviviale. Dopo il mio reading con foto, video e musica., tra domande e chiacchiere siamo andati a ruota libera fino a tardi.

Grazie Creazzo!

Creazzo (VI): incontro con l’autore Stefano Visonà

Locandina Creazzo
Locandina Evento Creazzo

Con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Creazzo e della Biblioteca Civica Mercoledì 3 Aprile alle ore 20:45 presso la Sala Consiliare del Comune di Creazzo incontro con lo scrittore Stefano Visonà. In un reading multimediale con musica, video e letture, l’autore presenta NON TI SVEGLIARE, il suo Legal thriller italiano segnalato XXIII Premio Calvino. INGRESSO LIBERO

Capitolo 8 – Un grande albero con la chioma mezza secca

Capitolo-8
Sony NEX-5 con Zeiss Planar 45mm – 1/4000 f/2 ISO 200 RAW

In quel momento stavo guardando proprio l’albero con la chioma mezza secca e quelle parole si conficcarono da qualche parte nel mio cervello come punte di spillo. Mi scostai bruscamente dalla fessura, come se qualcuno mi avesse improvvisamente infilato un dito in un occhio.

Giusto sulla strada che faccio per tornare a casa, fino ad alcuni anni fa c’era una vecchia casa ricoperta di vegetazione. Ogni giorno svoltavo in una viuzza stretta tra alcuni edifici e un alto muro di pietre. Dietro il muro, alto almeno tre metri, si intravedeva il tetto di un rudere abbandonato, asfissiato da una vegetazione incolta e con la facciata ricoperta dai rampicanti. Ci sono passato davanti per anni, almeno due volte al giorno, senza notare niente di particolare. Quella casa e il verde che la inglobava faceva parte dello skyline della mia vita. 

Poi, un giorno qualcosa è cambiato. Forse un’eredità, un passaggio di proprietà e sono arrivate pale e ruspe. In pochi giorni hanno abbattuto il muro di cinta, spianato il rudere e ripulito il terreno. Dal nulla ho visto comparire un albero, un enorme albero che negli anni non avevo mai notato, per come era stato fagocitato dai rampicanti. Aveva la chioma secca su un lato, come quelle capigliature con un ciuffo stranamente bianco. E’ rimasto lì qualche giorno, accanto ai cumuli di detriti, a farsi rimirare da bambini e automobilisti. Poi è stato abbattuto e fatto a pezzi. La notizia è rimbalzata perfino sui giornali: è saltato fuori che quello era uno dei grandi alberi censiti nella provincia di Vicenza, protetto da una legge regionale e non avrebbe potuto fare quella fine. Ma le esigenze del business e dell’edilizia selvaggia ancora una volta avevano prevalso. E poi, ormai, a posteriori era rimasto ben poco da fare. Per compensare, hanno costruito un bel casermone con appartamenti e negozi e stop.

Quel grande albero con la chioma mezza secca mi è rimasto lì, come un boccone di traverso al cuore. Per la fine che ha fatto o perché io non ero stato capace di notare una cosa così enorme per anni. Ho deciso di farlo rivivere ora nella mia storia e anzi, farlo diventare il perno attorno cui la vicenda inizia a complicarsi. E’ una piccola stupida cosa, è vero, ma cosa volete farci, è proprio il genere di stupide cose a cui non resisto.