Autore: Stefano

Capitolo 7. Oltre c’è solo nero.

Capitolo-7
Sony Nex-5 con Zeiss Sonnar 24mm – 1/60 f/1.8 ISO1600 RAW

“Ha bisogno di aria, esce. Un freddo madido le arriva in faccia. Il tempo è cambiato più rapidamente di quanto previsto, il piazzale è ora fradicio. Osserva le gocce nel controluce furioso di un faro lasciato a presidiare la notte. Dalle sue spalle arrivano i rumori delle squadre rientrate, ma lì davanti non c’è nulla. Il mondo finisce ai margini di quel cono di luce, oltre c’è solo nero.”

Un altro capitolo complesso da scrivere, per due ragioni molto diverse.

Innanzitutto ho dovuto documentarmi a fondo su procedure, prassi e attività che vengono (o dovrebbero essere) svolte in queste particolari situazioni di emergenza. Volevo verosimiglianza, attenermi il più possibile allo svolgimento di fatti reali, a quello che succede in una cittadina quando la routine viene sconvolta da un fatto simile. Ho letto articoli, norme, procedure operative e parlato con diversi operatori del settore. Ho scoperto che l’allarme sociale suscitato da eventi come quello che sto narrando è tale da aver portato all’istituzione perfino di uno specifico Commissario Straordinario del Governo. Ho appreso dell’impegno a vari livelli di moltissimi altri attori, che nemmeno immaginavo: dagli Uffici Territoriali del governo alle numerose associazioni di volontariato, dalle Forze dell’Ordine ai Servizi Sociali.

In secondo luogo, il trovarmi di fronte a fatti reali, il leggere o sentir raccontare di storie vere ha fatto vacillare la mia determinazione. Mi sono bloccato, ho smesso di scrivere. Ogni volta che riaprivo il file lo stomaco mi si serrava. Come posso costruire un’opera di fantasia su un argomento del genere? Queste cose succedono. Succedono davvero. Sconvolgono le vite di persone, di gente normale, come me. E io? Io sto costruendo un racconto, una storia, attorno a questo. E’ giusto? Perché lo faccio? Per il solo diletto di creare un intreccio, di giocare a trova l’indizio con il lettore? O c’è qualcos’altro?

Ero in questo stato d’animo quando lunedì sera, appena prima di cena, sono tornato dal lavoro e mi sono fermato a riprendere il più piccolo dall’allenamento di basket. Mentre attendevo davanti alla palestra, fuori nel piazzale infuriava una pioggia gelida, densa quasi come nevischio. Sono uscito, a farmi arrivare in faccia quel freddo madido. Sono rimasto lì, a pensare e lasciarmi sferzare. Dopo un po’ ho deciso che nella mia storia sì, come già in NON TI SVEGLIARE c’era altro, molto altro: l’avrei portata fino in fondo. E , per sancire la cosa, l’avrei collocata proprio in quel piazzale. Ho tirato fuori la NEX e ho scattato.

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Stefano Visonà in diretta a CATERPILLAR Rai 2

Giovedì 1 Marzo alle ore 18:45, sono apparso in diretta su Caterpillar, Rai Radio 2. L’interesse della trasmissione era capire il meccanismo che ha portato in poche ore NON TI SVEGLIARE al primo posto della TOP100 Bestseller su Amazon. E’ stato tutto “dal vivo”, non conoscevo le domande, nè il tempo che avevo. Riascoltandomi mi rendo conto che forse non ho fatto un discorso completo, ma quando ho iniziato a parlare in mente avevo solo di non incepparmi, non balbettare, non fare scena muta. Se ascoltate il pezzo qui sotto sembro tranquillo, assolutamente a mio agio, ma vi assicuro che avevo il cuore in gola, è stata la mia prima “diretta nazionale”.

 

Capitolo 6. Se mia madre mi ha mentito

Capitolo-6
Sony NEX-5 con Zeiss Planar 45mm – 1/1250 f/2 ISO 200 RAW

Se mia madre mi ha mentito, lo ha fatto in modo convincente. Nei suoi occhi non c’era traccia di inganno quando tornai da scuola e mi disse che doveva darmi una brutta notizia. Non un’ombra.

Apro il sesto capitolo con una piccola storia personale, un minuscolo fatto avvenuto quando ero bambino, che non ho mai completamente chiarito. So che da adolescente o da adulto avrei potuto chiedere la verità a mia madre su quell’episodio, ma non l’ho mai fatto. Forse per non chiudere del tutto a chiave una delle stanze in penombra della mia infanzia o forse per non dover verificare quanto brava fosse in realtà mia madre a mentire. Questo avrebbe aperto un universo di possibilità troppo vasto per solo pensare di poterlo affrontare, a qualsiasi età.

L’aneddoto è in realtà un sottile gioco di scatole cinesi e punta dritto al tema chiave del libro, che è ben rappresentato da questa foto (ma non vi svelo di più, dovete arrivarci voi 🙂 ).

I nanetti sono nel mio giardino, proprio a fianco del vialetto di ingresso. Ho sempre irriso chi piazzava quelle statuette davanti a casa. Poi un giorno in un negozietto sono incappato in un cestino ricolmo di questi oggetti e non ho resistito. Moglie e figli hanno cercato prima di dissuadermi dall’acquisto, poi mi hanno deriso e continuano a farlo.

Ma vi assicuro che sono rimasto malissimo quando ne ho trovato uno piegato di lato, la porcellana spezzata di netto.

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Capitolo 5. Pubblico Ministero

Capitolo-5
2013 – Sony Nex-5 con Zeiss Sonnar 24mm – 1/40 f/2.8 ISO1000 RAW

Lampade ad arco friggono nell’umidità satura della notte e dalle volute di nebbia emerge l’abside di una chiesa. Ormai dovrebbe essere arrivata.

Un capitolo difficile. L’ho scritto, corretto e riscritto da capo più volte. Dovevo introdurre il PM responsabile delle indagini e c’erano diverse questioni procedurali, su cui ho dovuto documentarmi a fondo. Mi sono ristudiato Codice Penale e Codice di Procedura Penale, ho carpito da fonti del mestiere minuscoli dettagli in cui nascondere il diavolo, ho letto protocolli operativi, dossier, perizie su fatti (simili) realmente accaduti.

Inoltre volevo far entrare in scena il PM nel modo giusto (in scena e nel cuore del lettore). L’antagonista (o forse co-protagonista, vedremo) di Rubens Gatto ha qui un taglio particolare, molto diverso dal PM di NON TI SVEGLIARE. Ho immaginato esattamente la scena che vedete nella foto, il PM in gran fretta arriva a San Leo (cittadina che ancora non conosce) in una sera di nebbia e cerca di orientarsi in qualche modo. Un semaforo, una chiesa, il riflesso arancione dei lampioni.

Queste sere di nebbia capitano spesso da noi in questo periodo, come la domenica in cui ho scattato questa foto. I figli che non vogliono saperne di uscire, due passi in piazza con Laura come due morosi, la visita alla mostra su Guttuso a Palazzo Pisani, due chiacchiere con amici incrociati per caso. E nel mentre, poso a terra la NEX per scattare una foto, esattamente a quello di cui sto scrivendo.

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Capitolo 4. Ricreazione

Capitolo-4
2010 - SONY A700 con Minolta APO 80-200 f2.8 - ISO 200 1/1000 f2.8 RAW

A ricreazione sciamammo fuori in cortile e scoprimmo che un angolo era stato recintato. Nonostante le grida e i richiami delle maestre ci ammassammo attorno alla recinzione fatta da transenne, corda e bidelli. Le transenne non erano altro che gli ostacoli usati per la corsa sugli ottanta metri. In metallo bitorzoluto, con la traversa in legno bianca e rossa e la targhetta Dymo con il numeretto che identificava tutte le proprietà della scuola elementare di San Leo.

Scrivo, in pigiama sotto le coperte, e Laura mi chiede perché sorrido di continuo. E’ un capitolo lieve, necessario dopo la tenebra del terzo. Rievoco la scuola dove sono cresciuto e che non ho più rivisto, riporto alla mente volti, aneddoti, colori e profumi di quegli anni sfolgoranti e ingenui. Mi piace il contrasto di questo quarto capitolo con il precedente, mi piace lo stridore di questo cambio di scena. Un po’ come è qui adesso. Fuori c’è vento e neve, la tempesta perfetta prevista da giorni per carnevale è finalmente arrivata, ed io appena finito di raccontare di un Maggio stranamente afoso.

Mentre scrivevo ho messo sul desktop questa foto (scattata con la A700 e il glorioso “Nerone” – Minolta APO 80-200 f2.8 – ai Giochi della Gioventù di Nicola, il mio secondogenito) in modo da aiutarmi a rendere in testo la cacofonia di colori, voci e movimenti che si verifica in un cortile di scuola elementare a ricreazione.

In quel cortile un gruppetto di ragazzini scopre che nella notte è avvenuto qualcosa di strano, in un posto molto particolare appena fuori paese.  E all’insaputa di tutti decidono di andare a vedere.

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Articolo – intervista su SCRITTEVOLMENTE

E’ uscito in questi giorni su SCRITTEVOLMENTE un articolo-intervista, seguito alla presentazione in Feltrinelli Treviso, dove ho avuto il piacere di conoscere Davide Dotto. Ve lo ripropongo:

Mercoledì 23 gennaio 2013, alle ore 18.00, presso la libreria Feltrinelli di Treviso, in Via Canova a lato del Duomo, Stefano Visonà ha raccontato, tra lettura, immagini e ricordi, il suo primo romanzo. Ha parlato di luoghi, di atmosfere, di un genere tutto nuovo (Legal thriller italiano). Ha poi aperto una finestra sugli inutili anni Ottanta – così li considera un suo personaggio. Tutto ciò si consolida nella scrittura, in una ricerca espressiva che non tralascia nulla, affinché la pagina si mostri nitida come una fotografia. Questo in sintesi.

luoghi di cui si racconta non sono pretesti narrativi, ma si mostrano pulsanti come i personaggi che li hanno creati e li abitano. Sono la Statale 11 che collega Verona a Vicenza, la nebbia della val padana, una località (San Leo) che riassume i paesi che si snodano intorno, un non-luogo perché immaginato, anche se inventato fino a un certo punto. San Leo richiama caselli, cartelli stradali, casolari che ciascuno può incontrare e, volendo, fotografare lungo la strada.

L’atmosfera creata con cura certosina fa da sfondo a un Legal thriller, italiano per evidenziare la vocazione e la tradizione culturale che non appartiene a una dimensione territoriale piuttosto che a un’altra, ma che si apre a quelle circostanti: ciascuno di noi nasce e si radica in un territorio, che è un prezioso granello, una piccola parte essenziale, distinta ma non separata da un tutto più ampio.

Il Legal Thriller, ha ribadito l’autore durante l’incontro, è stato possibile ambientarlo in Italia grazie al legislatore, che con l’art. 11 della Legge 7 dicembre 2000, n. 397 ha introdotto nel codice di procedura penale il Titolo VIbis – Investigazioni difensive, e quindi l’art. 391bis e quelli che seguono. In mancanza di ciò l’avvocato Rubens Gatto, nello snodarsi della vicenda, non avrebbe potuto superare la barriera della verità processuale (fatta di carte e di norme procedurali).

Il romanzo non si muove solo lungo uno spazio fisico ben definito, si sviluppa trasversalmente in una dimensione temporale: racconta per immagini, musica e altre suggestioni gli inutili, per non dire fondamentali anni ’80, dove tutto è cominciato. Inutili per chi vi è passato forse indenne, fondamentali per chi, essendo nato nel ’70 o giù di lì, in essi ha vissuto una prima parte dell’adolescenza, quasi una sorta di Medioevo nel quale ogni cosa era destinata a germogliare nel suo Rinascimento, portando frutto più tardi. È anche il tempo in cui i ricordi sotterrati e le esperienze vissute (e parzialmente sopite) ritornano prepotentemente.

Arriviamo infine alla scrittura. L’autore ricorda en passant un epigramma di Platone che gli ha dato molto da riflettere: su come le parole siano importanti, non possano essere scelte a caso, ma debbano essere ricercate con cura, affinché diventino fotografia di ciò che rappresentano. In questo modo nella prosa entra la dimensione poetica, quella che meglio si addentra nelle cose e nella loro anima. Non per niente Platone parlava di mania poetica.

Nel mettere mano a quest’articolo mi sono venute in mente delle domande che nei giorni seguenti ho posto all’autore, un modo come un altro per continuare, in queste righe, il discorso iniziato a Treviso.

Se non vi fosse l’art. 391bis del codice di procedura penale avresti scritto un Legal thriller? Se sì, dove l’avresti ambientato?

L’idea alla base di NON TI SVEGLIARE era l’utilizzo del romanzo di genere per raccontare il Veneto di oggi. La scelta del taglio Legal ha varie ragioni, soprattutto collegate alla mia storia personale, ma NON TI SVEGLIARE è un Legal thriller un po’ particolare, poiché la vicenda non si svolge prettamente in aula. Nel libro l’azione segue passo passo le indagini svolte dall’avvocato Rubens Gatto in difesa del suo assistito, accusato di un omicidio terribile. Mancando la possibilità investigativa da parte del difensore (introdotta, appunto, in Italia con il 391bis poco più di una decina di anni fa) sarebbe venuto a mancare uno dei presupposti fondamentali nella costruzione del romanzo.
In secondo luogo, l’ambientazione in Veneto era ed è uno dei capisaldi irrinunciabili della mia scrittura. Scrivo del mio mondo, di quello che conosco, di quello che vedo tutti i giorni. Il Veneto è il mio Maine in scala minore, se mi concedi il paragone un po’ eretico. Non avrei potuto raccontare di altri luoghi, ambientare altrove il romanzo.
Quindi no, senza il 391 bis non avrei scritto NON TI SVEGLIARE, né un Legal thriller ambientato altrove.

Nel romanzo “Non ti svegliare” appare il paesaggio veneto, la statale 11, cartelli stradali, casolari, luoghi in cui massiccia è la presenza dell’uomo. Ecco la domanda: nel romanzo fino a che punto i luoghi fanno le persone e le persone i luoghi?

C’è un legame bidirezionale, simbiotico, come nella vita reale. Le persone sono plasmate dai luoghi e dall’ambiente in cui si trovano e nel contempo contribuiscono al suo cambiamento. Sia in termini prettamente fisici che culturali o sociali. In NON TI SVEGLIARE i protagonisti sono stati forgiati dal contesto in cui sono cresciuti nei primi anni ’80 e poi ne hanno determinato, pur se inconsapevolmente, un profondo mutamento. Non svelo oltre, ma se pensi a quello che succede…

La poesia in genere dice molto in poche parole, mentre la prosa rischia di dire poco in molte. Che rapporto hai con la poesia e in che modo essa entra nella tua prosa?

Mi viene da rispondere che la poesia, un certo tipo di poesia, mi ha formato negli anni cruciali del liceo. È ovvio, un giallo può essere solo sviluppato in prosa, ma in NON TI SVEGLIARE ho cercato spesso la metafora o la narrazione per immagini, in un modo che è proprio della poesia. Certe divagazioni iniziali nei capitoli, certe descrizioni di luoghi, sensazioni… Comunque sia chiaro: non sono un poeta, sono uno scrittore di thriller [Risata maligna di sottofondo].

Durante l’incontro hai parlato di un prossimo romanzo. Hai scelto o stai scegliendo delle foto che ne riassumano la storia, capitolo dopo capitolo. Puoi anticiparci qualcosa?

Sì, è un esperimento che avevo in mente da un po’: raccontare in fotografie, capitolo dopo capitolo, il percorso di scrittura del mio prossimo Legal thriller italiano. Il progetto è partito proprio in questi giorni e l’ho chiamato 1 = 1, ovvero “un capitolo = una foto”. A ogni fine stesura di capitolo, fino a conclusione del romanzo, pubblicherò una foto che ha ispirato o è collegata al testo, con una citazione e qualche nota. Ho la passione della fotografia sin da ragazzo e penso che l’occhio di un fotografo sia simile a quello di uno scrittore. Sono poi abituato a pensare per immagini e a prendere appunti “fotografici” (ho quasi sempre con me la mirrorless o la reflex). Da qui l’idea di 1=1, ispirata a quei quei 365 photo projects, dove un fotografo si mette in gioco pubblicamente per un anno. Solo che per me lo scopo principale rimane scrivere, portare avanti con metodo il mio prossimo libro e nel contempo provare a raccontarne il percorso, magari migliorando un po’ la mia tecnica fotografica. Il progetto si può seguire sul mio sito http://stefanovisona.it/category/1capitolo1foto/

La tua scrittura si è formata attraverso il racconto, poi sei passato al romanzo. Quanta pazienza occorre per scrivere un racconto, quanta perseveranza è necessaria per un romanzo?

Un racconto va limato, rifinito, cesellato parola per parola, soprattutto quando si hanno dei vincoli di lunghezza, come nei concorsi letterari. In un numero finito di battute bisogna esporre un’idea originale, tratteggiare un mondo e creare una suggestione che persista nella mente del lettore oltre la conclusione della lettura. Nel romanzo, per come lo sento io, lo stesso lavoro va moltiplicato su oltre quaranta capitoli strettamente intrecciati tra loro. Per non desistere occorre perseveranza, appunto, darsi un metodo e imporsi scadenze. Per il prossimo romanzo ho ideato 1 = 1 anche per questo motivo. Un impegno pubblico a cui non posso più sottrarmi.

Tre cose fondamentali che consiglieresti a un esordiente.

Eh, questa è la domanda più difficile, sul serio, non mi sento di “dare consigli”. La scrittura è una cosa assolutamente personale, ognuno deve trovare dentro di sé la strada, fare il proprio percorso. Ok, se proprio insisti e vuoi che dica qualcosa: perseverare, perseverare, perseverare. Sapete tutti cosa intendo.

 

Capitolo 3. Ora il buio è quasi completo

Capitolo-3
2013 - Sony Nex-5 con Zeiss Sonnar 24mm - 1/40 f/1.8 ISO400 RAW

Ora il freddo si è fatto più intenso, il buio è quasi completo. Cerca di infilare gli occhi nella massa della notte, ma vede solo nero. Un muro oscuro, impenetrabile. Ecco, adesso c’è solo quello davanti a lei.

Ieri sera ho fatto tutta una tirata, come diceva il Poeta, ma non da Omaha a Tucson. Ho iniziato a scrivere tardi, dopo che i figli hanno finito i loro traffici e si sono infilati a letto. Dopo un po’ Laura ha chiuso il libro che stava leggendo, io le ho detto “un minuto solo, finisco la frase e spengo”. Lei si è addormentata, la mia frase è diventata un paragrafo, una pagina, due. Ho proseguito in apnea fino al termine del capitolo, il terzo. Il salvataggio del file riporta 02:47.

Alla fine la stanchezza premeva dietro le palpebre, ma ho dormito male. Un sonno agitato, tormentato forse da incubi che però, come al solito, la mattina non ricordo. Era un pezzo che non mi succedeva di rigirarmi così nel letto. In genere scrivere fino a tardi è una fatica liberatoria, poi crollo e dormo come un bambino.

So che la colpa è di quello che ho scritto. Il capitolo era iniziato in tono leggero, con un profumo di lacca per capelli e Catty che rincasava. Poi piano piano si è incupito, fino a ritrovarsi avvolto in quel buio quasi completo.

Ho scattato questa foto davanti a casa, aveva appena smesso di piovere e il quartiere era deserto. Nessun rumore, nessuna auto, nessun passante, solo la luce ambrata dei lampioni. La strada dove abito trasmetteva un senso di inquietudine cupa. La stessa che è finita dentro questo terzo capitolo.

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Fotoalbum: reading in Feltrinelli Treviso

Presentazione in Feltrinelli a Treviso, pioggia e vento terribili all’esterno, poco pubblico in sala, forse scoraggiato dal tempo. Comunque la reading performance si fa fino in fondo!

Capitolo 2. Da dove inizia?

Capitolo-2
2012 - Sony NEX-5 con Zeiss Sonnar 24mm - 1/4000 f/2.8 ISO 200 RAW

Perché tutto quello che successe poi quell’estate, tutti gli avvenimenti che la segnarono, di fatto iniziarono proprio quel giorno. E da quel momento, dopo quella scossa di terremoto, tutto andò chiaramente fuori posto. Le cose assunsero un’inclinazione anomala e scivolarono via in un modo sbagliato.

Come in NON TI SVEGLIARE, anche questa storia è scritta su due livelli. Sul primo, la narrazione “canonica” in terza persona segue passo passo al giorno d’oggi l’evolversi dei fatti, diciamo al tempo reale. Sul secondo livello, un io narrante racconta (in prima persona) una vicenda antecedente, che parte da lontano. Tra i due piani narrativi all’inizio sembra non esserci nessuna relazione, poi a poco a poco… C’è poco da fare, questo modo di scrivere mi intriga in modo particolare. Perché funzioni bisogna coordinare bene tempi (e indizi) tra i due livelli, ma questo è parte del divertimento 🙂 .

Ho scattato questa foto ad inizio Agosto 2012, con lo Zeiss Sonnar 24mm E-mount ordinato in Francia e arrivato giusto in tempo per le ferie (il mio regalo di compleanno, da allora è praticamente sempre montato sulla NEX). Eravamo in vacanza da pochi giorni e stavo già ampiamente rimuginando sulla trama di questo secondo libro. Ho virato i colori in postproduzione, in modo da far assumere all’immagine i toni di quelle fotografie su carta Kodak lasciate nei cassetti per anni (forse andava scolorita un po’ di più, ma mi dispiaceva massacrare la resa del piccolo Zeiss).

La vicenda del passato inizia infatti qui, in questo secondo capitolo, ed inizia in un giorno molto preciso: il 6 maggio 1976. Io avevo quasi dieci anni e, come tutti nel nord-est, ricordo perfettamente quello che stavo facendo alle nove di sera di quel giorno.

Prefazione Capitolo Precedente – Capitolo Successivo

Capitolo 1. Una di quelle cose sbagliate

Capitolo-1
2013 - Sony NEX-5 con Zeiss Sonnar 24 mm - 1/40 f/8.0 ISO 640 RAW

Prende la passerella delle oche e si incammina nel bianco. A malapena vede il profilo della sponda opposta, è come attraversare una nuvola a piedi. La struttura in legno e acciaio è madida, sotto di lui sente uno scroscio d’acqua e le scarpe che mandano rimbombi metallici. Un passo alla volta si lascia alle spalle il centro di San Leo.

Gianluca ha nove anni e in un pomeriggio di febbraio, dopo una lezione di catechismo interrotta da un evento anomalo, compie un’azione che non dovrebbe. Lo sa che è sbagliata, ma una particolare circostanza lo porta a compierla. Da qui ha inizio la vicenda. Dal gesto errato di un bambino, da una di quelle piccole cose inaspettate che a volte i bambini fanno perché sono bambini o perché pensano di doverle fare.

Ho questa storia in mente da quasi tre anni. E’ una storia a suo modo terribile. L’ho iniziata, lasciata, ripresa, interrotta e ricominciata più e più volte. Perché, mi dicevo, qualcosa nella trama non mi convinceva o il meccanismo non scattava perfettamente. E ogni volta scrivevo qualcosina, poi rivedevo la sequenza dei fatti, l’ordine dei capitoli, le concatenazioni di azioni e conseguenze. E ogni volta, sempre, tornavo all’idea di partenza, terrificante nella sua atroce semplicità.

In realtà ero io che non ero pronto, per tante ragioni. A darmi l’abbrivio, a sbloccarmi come quei motorini incantati, è stato un quadro di Winslow Homer, visto alla mostra “Raffaello verso Picasso” prima di Natale. Osservando quel quadro, quei due bambini immersi in quella natura così sottilmente inquietante, ho capito come dovevo affrontare questa storia. Spero di avere la capacità di raccontarla come la sento. Spero che venga fuori nel modo in cui è dentro di me, nel modo in cui anche ora, mentre scrivo queste righe, la sento premere qui, tra petto e gola.

La frase sotto la fotografia è estratta dal primo capitolo (come richiedono le regole di questo gioco). San Leo è la stessa cittadina veneta (immaginaria) dove già è ambientato NON TI SVEGLIARE. E come nel precedente legal thriller, il testo si lega a luoghi reali, che vedo tutti i giorni. La passerella delle oche citata è il ponte che si vede al centro. Il percorso che compie Gianluca, facendo quello che fa, è esattamente quello nella fotografia. Per questa volta ho preferito il B/N, rielaborando l’immagine in post con filtro blu ad alto contrasto.

Un’ultima cosa: scrivendo questo primo capitolo mi sono immediatamente affezionato a Gianluca. GiLù, GianLu. E’ bastato farlo sedere da solo su un muretto, nell’attesa di qualcuno che lo venisse a prendere, nell’attesa che qualcuno si ricordasse di lui. Poche righe e mi è entrato nel cuore, forse perché proietto in lui l’immagine dei miei figli, di quando sono passati attraverso quell’età. Non volevo affezionarmi a GiLù, non dovevo affezionarmi a lui. Perché, anche se sarà indirettamente protagonista di tutto il libro, non so se lo rivedrò. Non lo so ancora.

 

PrefazioneCapitolo successivo

 

Prefazione. 1=1 (un capitolo una foto) ovvero la storia della storia

Prefazione
2013 – Sony NEX-5 con Zeiss Sonnar 24 mm – 1/40 f/2.0  ISO 320 RAW

L’occhio di uno scrittore non è diverso da quello di un fotografo. Entrambi cercano il fuoco essenziale, la luce migliore e l’armonia della composizione per raccontare una storia.

Inizio qui un piccolo progetto, un esperimento che mi ronzava in testa da un po’: raccontare in fotografie, capitolo dopo capitolo, il percorso di costruzione del mio prossimo legal thriller italiano.

In genere quando scrivo mi proietto in mente delle immagini precise, vere e proprie fotografie mentali, che uso a modello per la narrazione e cerco di trasferire nel testo. Possono essere i luoghi in cui far scorrere la vicenda (il mio Maine in scala minore), dettagli da inserire nell’intreccio o volti sui quali modellare personaggi. Sono così abituato a far uso di queste immagini mentali che quando nel quotidiano ho necessità di prendere appunti, anziché scribacchiare su un moleskine, preferisco scattare qualche fotografia. Un tempo mi affidavo alla fotocamera del cellulare, ora ho spesso con me la Reflex (una gloriosa A700) o la NEX-5, una mirrorless di classe, con tanto di ottiche Zeiss (sì, la fotografia è una passione che mi tormenta fin da quando, ragazzino, prendevo di nascosto la Minolta Hi-Matic E di mio padre, ma ne riparleremo).

Per il modo in cui scrivo, inoltre, ogni capitolo è una storia a sé, quasi un piccolo evento autonomo, nel quale mi immergo e a cui dedico completamente, fino a conclusione, ogni momento libero. Lo sapete, scrivo nel tempo rubato a tutto il resto: famiglia, lavoro, impegni e doveri vari. Scrivo a tarda notte, nei week-end, nei giorni (piovosi) di ferie, nei tempi morti di attesa tra una cosa da fare e un figlio da andare a prendere. E così, ogni fine di capitolo arriva sempre come una conquista, un piccolo successo, un evento da celebrare.

Bene, da questi due spunti, fotografie come blocknotes e capitoli da conquistare uno alla volta, nasce l’idea di questo progetto. Da oggi, ogni fine capitolo del mio nuovo legal thriller italiano in stesura sarà un avvenimento da celebrare e condividere qui. Con una foto, che ha ispirato o è collegata al racconto, una citazione del testo scritto in quel capitolo e qualche nota esplicativa. Parto dall’immagine che vedete sopra, che ritrae gli strumenti di lavoro e dove il testo sullo schermo è proprio l’incipit (provvisorio) del prossimo libro.

1=1, lo chiamerò così, è un impegno che prendo con voi e con me stesso: un capitolo = una foto, fino a conclusione del romanzo. Un po’ come succede in quei 365 photo projects, dove un fotografo si mette in gioco pubblicamente per un anno. Solo che per me l’obiettivo principale rimane scrivere, portare avanti con metodo il mio prossimo libro e nel contempo provare a raccontarne il percorso, magari migliorando un po’ il mio occhio fotografico.

Prefazione

Non so cosa ne verrà fuori, ma proprio qui sta il bello. State con me.

Segui il progetto su: http://stefanovisona.it/category/1capitolo1foto/

Su “Il Sentiero” di Gennaio un articolo su NON TI SVEGLIARE

Sul numero di Gennaio de “Il Sentiero”, mensile di informazione del sud-ovest veronese distribuito in 22.000 copie, è uscito un articolo a proposito di NON TI SVEGLIARE e della presentazione effettuata al Centro Culturale di San Giovanni Lupatoto a Dicembre. Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo.

2012, un secondo anno da longseller

Si conclude il 2012 e puntuali arrivano i dati ufficiali di vendita di CIESSE Edizioni. NON TI SVEGLIARE si piazza al 4° posto per vendite assolute nel 2012 e, dopo lo splendido risultato del 2011, si riconferma uno dei “longseller” più longevi della casa editrice.

Questo il commento dell’editore:

NON TI SVEGLIARE di Stefano Visonà

Segnalato dal Premio Italo Calvino 2010, ma non è questo il suo unico merito. E’ un legal thriller italiano, cioè un genere che va per la maggiore in America, dove l’azione penale del difensore ha una valenza assoluta, quasi quanto e più dell’accusa.

In Italia l’avvocato penalista altri non è che un difensore classico, non è certo un detective. Stefano, però, ha creato una storia avvincente, utilizzando una norma che risulta effettivamente in vigore in Italia: quella che equipara il difensore penale a pubblico ufficiale con poteri pari a quelli del PM ma, sovente, non viene usata da noi per gli alti costi che determinerebbe un simile impegno professionale.

E’ un titolo vincente, non si fa brutta figura a pubblicare un libro così, il lettore risulta sempre soddisfatto, a volte spiazzato ma mai confuso o deluso. E’ anche questo il bello di un libro del genere. E una brutta figura non la fa certo l’autore che risulta determinato a farsi leggere e conoscere, in un costante e continuativo impegno alla promozione del libro senza conoscere pausa alcuna.

 

 

Winslow Homer nel cuore del prossimo legal thriller italiano

Inizio queste vacanze di Natale con la testa nel prossimo libro (ho davanti due settimane di ferie dove finalmente posso solo scrivere, scrivere e scrivere) e una visita alla mostra “Raffaello verso Picasso“. L’esposizione in Basilica Palladiana è notevole, ci sono autori di assoluto rilievo, il percorso è affascinante, la guida veramente esaustiva, vi assicuro che ne vale la pena.

Di tutte le opere presenti mi ha letteralmente fulminato “Bambini in un prato” di Winslow Homer. La ragione però non è solo artistica o tecnica. Il quadro rappresenta perfettamente l’idea alla base di quello che sto scrivendo. Una storia di incontro tra due ragazzi in un’estate del passato, da cui scaturisce una complessa vicenda che si lega al presente. E attorno a questi due ragazzi un paesaggio assolato, quasi americano, la natura inquietante e sottilmente minacciosa, esattamente come nel quadro di Homer (che nella mostra a bella posta era piazzato accanto ad un rassicurante Renoir).

Sono rimasto un pezzo ad osservare la tela, a cercare di respirarne l’atmosfera, ad assorbirne i dettagli. E nel mentre ripercorrevo la vicenda del mio nuovo libro, immaginando i miei due giovani protagonisti seduti sotto un sole a picco, nel nulla della pianura veneta (il mio “Maine in scala minore”, come sapete).

Ma allora, mi chiederete, stai scrivendo un romanzo di formazione, una storia di crescita, di amicizia? No, non esattamente. E’ ancora una volta di base un legal thriller, il protagonista è di nuovo Rubens Gatto (il mio avvocato penalista veneto) e accanto a lui Celestino Maculan, investigatore privato. Ma un po’ come in NON TI SVEGLIARE c’è molto di più. Una vicenda umana, un percorso che parte da lontano  e che si snoda in modo inaspettato fino ai giorni nostri, intrecciando sangue, dolore e ricerca di verità e riscatto. E nel nucleo, la pralina nel cuore del cioccolatino, ci sono quei due ragazzi, seduti nella calura estiva a guardare lontano. Esattamente come nel quadro di Winslow Homer.

 

“IL COLORE DEL GIOCO” – racconto per DISEQUITALIA

Il Colore del gioco

Racconto scritto nel 2012 per l’antologia “Disequitalia” di CIESSE Edizioni.

E’ scritto su due livelli, una tecnica narrativa che come sapete mi affascina, con da una parte dei flashback che ripercorrono la storia dei protagonisti e dall’altro l’azione investigativa di Rubens Gatto e Celestino Maculan (già attori in NON TI SVEGLIARE, ma è questa l’unica concessione all’immaginazione narrativa) che cercano di dipanare il rebus di un fatto di sangue.

Scritto come un giallo, ma è un racconto insolitamente duro, veloce, senza vie d’uscita. Ispirato ad un fatto reale di cronaca, nell’Italia in crisi profonda di oggi.


UPDATE: questo racconto è inserito nell’antologia IN UN BATTITO DI CIGLIA – i racconti dei premi letterari