Dopo quasi 3 anni di onorato servizio ho deciso di sostituire la piccola e splendida NEX5 (con cui sono state scattate la maggioranza delle foto in 1=1) con la nuovissima Sony A7. Un salto tecnologico, passo finalmente dal formato APS-C (che non ho mai molto apprezzato) al fullframe (ovvero il sensore digitale è ora di dimensione pari al fotogramma della vecchia pellicola 24×36). Il vantaggio, oltre a quello di una tecnologia aggiornata e qualità di immagine (forse) superiore è quello di tornare a utilizzare le vecchie ottiche per fotocamere a pellicola nei corretti rapporti ottici per cui erano nate (in APS-C c’è un fattore 1.5X). I miei armadietti sono pieni di vecchie ottiche e appena arrivata la A7 la prima lente che ho provato è il Konica Minolta 17-35, ero veramente curioso di rivedere un 17mm in azione in tutto il suo splendore grandangolare. Ecco qui un po’ di foto, senza pretese artistiche:
After 3 years I decided to upgrade my small (and wonderful) Sony NEX5 with the new Sony A7. A real technological jump, I move from APSC-C to FullFrame, a newer sensor, a lot of new camera functions… But IMHO the best thing is that my old Minolta lenses are returning working in the “right” format, for which they were designed. First glass I mounted (with LA-EA4 adapter) is the Konica-Minolta 17-35. I was very curios to see the 17mm in action! Here first shots:
Sony A7 con Zeiss Planar 45, 1/2000 f2.8 ISO 100 – JPG OOC
“Lo rifinii con la lima fino a che ottenni un piccolo dardo a due punte, di un dieci centimetri di lunghezza, perfettamente simmetrico e bilanciato. Lo misi a terra e provai a farlo saltare. Perfetto. Poi lo lisciai con la carta vetrata e con i Carioca decorai per bene manego e sciànco. A questo punto ero pronto.”
Un capitolo di opposti che si avvicinano, si osservano e si confrontano. Il nostro protagonista deve prendere una decisione, combattuto tra paura e bisogno di sapere, curiosità e istinto di sopravvivenza. La sua scelta imprimerà una svolta nella storia, che ora inizia ad avvitarsi e prendere velocità.
Opposti si confrontano anche nell’immagine che accompagna il capitolo. L’oggetto che vedete è uno sciànco, un gioco dei nostri bisnonni, che quando ero ragazzino era ancora piuttosto popolare nel mio quartiere (e io ero bravissimo, NdA), mentre la foto è stata scattata con la nuovissima Sony A7, una fullframe oggi ai vertici tecnologici assoluti.
Giusto quest’estate ho insegnato ai miei figli come costruirsi uno sciànco. In un nulla si sono appassionati ai rituali e alle dinamiche del gioco e abbiamo tirato tardi più di una sera a battere, correre e urlare nel piccolo parcheggio del nostro quartiere. Da lì l’idea che quel gioco avrebbe potuto finire nella mia storia e…
Le foto della serata a Camisano Vicentino. Un grazie per l’ospitalità a Anna Rosa Gemo e alla “sua” Biblioteca, a Renato Costa per la strepitosa e raffinata presentazione, a Silvana Russo per la splendida interpretazione dei miei testi. E a tutto il pubblico che ha seguito con attenzione le mie divagazioni…
Sony NEX5 con Zeiss Sonnar 24 – 1/320 F2.2 ISO400 RAW
Un filo di ferro è tirato tra due pali, al centro è appeso un cartello di lamiera completamente arrugginito con una scritta in stampatello irregolare. La vernice gialla delle lettere è in gran parte sfaldata, ma dal contrasto delle tonalità di ruggine si legge:
PROPRIETA’ PRIVATA – divieto d’accesso
– Ecco, lo dicevo. – Sbotta l’uomo con gli occhiali. – Non possiamo entrare.
Devo dire che quello che mi ha veramente sbloccato e rimesso in carreggiata dopo lo stop delle settimane scorse è stato un video di pochi secondi, intravisto forse in un TG. La sequenza mostrava un campo incolto, attraversato da uomini con giacche fluorescenti rosse e mi si è conficcata lì, nella testa. Ho buttato giù alcune righe, senza sapere bene come sarebbero finite nella mia storia:
Avanzano in silenzio, con l’oscurità che li sta braccando alle spalle. Le casacche rosse chiazzano la nebbia come stimmate. Procedono a ventaglio, con lo sguardo fisso a terra, sembrano denti di erpice trascinati sul terreno congelato.
Poi, il subconscio ha iniziato a lavorare e ho capito che quella frase poteva essere l’apertura di un’altra svolta narrativa e che quegli uomini sarebbero finiti davanti a uno strano cartello che avevo intravisto una volta durante un giro in MTB. E’ quello che vedete in foto. Alle spalle una casa apparentemente abbandonata. Dopo un attimo di indecisione gli uomini entrano nella proprietà, contravvenendo alle disposizioni loro date e…
Sony A700 + Zeiss Vario Sonnar 16-80 – 1/60 F/4 ISO 200 – RAW
“Un rumore assordante fece tremare l’aria, i rami, l’albero e tutto il mio corpo. Il cuore mi saltò in gola e mi avvinghiai stretto al ramo, sentii la corteccia conficcarsi nella pelle. Il sole venne inghiottito da una mano nera e il mondo si oscurò. Nuvole nere ribollivano sopra la mia testa, si diffondevano veloci come inchiostro nell’acqua. Un secondo tuono scoccò lì vicino. Percepii il lampo di luce e l’odore di ozono, l’aria tremò di nuovo e il rimbombo mi entrò nelle ossa. Poi iniziarono le gocce. Mi rizzai a sedere, la maglietta che si punteggiava di macchie, dovevo scendere alla svelta. Sapevo bene quale era la cosa più stupida da fare durante un temporale e in quel momento c’ero addirittura sopra.”
C’è poco da fare, quella che ho alle spalle (spero) è una lunga, maledetta, battuta d’arresto. Imprevista, non voluta, che detesto. Non so dire cosa sia stato, ma non sono più riuscito a proseguire. Un po’ la storia, forse. Che come epilogo non mi convinceva ancora del tutto e quando è stata l’ora di imboccare una o l’altra strada che avrebbe portato la narrazione in un evolversi di eventi ben preciso mi sono bloccato. Qual’era la direzione giusta? Cos’era che volevo raccontare? Perché mi ero imbarcato in quella precisa storia, tra le tante che avevo in mente?
O forse le difficoltà che ancora incontro nel promuovere e far conoscere il mio primo libro. Perché quando lo propongo mi trovo a cozzare contro un muro di indifferenza? Perché incontro tanta diffidenza quando cerco di organizzare (senza costi per altri) una presentazione, un evento? Perché il mio libro è difficile da trovare sugli scaffali delle librerie (provate a vedere in quella grande libreria in centro, sì proprio quella)? Tutti mi dicono che NON TI SVEGLIARE di strada in due anni e mezzo ne ha fatta tanta, ma è veramente tanta mi chiedo? Quattro edizioni, circa 5000 copie, ma veramente in Italia questo è un grande risultato? Perché questi numeri a me dicono un’altra cosa?
E quindi, la domanda di fondo: ha senso dedicarsi così tanto anima e corpo a un progetto che poi magari sarà ancora più difficile da far conoscere? Non è meglio passare le serate a leggere, ad ascoltar musica, a giocare coi figli o a stravaccarsi davanti alla TV? Invece di ostinarsi a fare notte fonda scrivendo storie che pochi leggeranno? Ecco, è un caso, ma la foto con cui riprendo questo percorso mi sembra appropriata. Il mio piccolo protagonista sa cosa fare, sa che deve mettersi al riparo e aspettare che il temporale passi. Forse devo solo imparare da lui.
Le nuove Sony A7 e A7R sono la notizia del momento, che sta facendo ribollire tutti i blog fotografici del pianeta. FULL-FRAME mirrorless da 24MP o 36MP, corpo compatto, attacco E-mount che con il suo tiraggio ridotto permette (con adattatore) di montare praticamente qualsiasi ottica vintage, da Leica M a Zeiss G e qualità di immagine che promette di competere con le Nikon D800. Per chi, come me, ha un discreto corredo ottiche Minolta – Sony sono una grandiosa notizia.
Ma quanto compatte sono? Dopo oltre tre anni che mi porto appresso ovunque la mia NEX5, che sta comodamente nel palmo della mano, per me ora la dimensione compatta è imprescindibile. Nei negozi non sono ancora arrivate, quindi bisogna lavorare di immaginazione. Un confronto virtuale (con altre digitali) può essere fatto su www.camerasize.com , ma non è la stessa cosa di provare a maneggiare qualcosa. Oggi avevo un po’ di tempo e ho tirato fuori dai vari armadietti tutti i corpi macchina che ho in casa, per cercare di capire a cosa più si potessero avvicinare le nuove Sony A7 – A7R. Dopo un po’ di misure li ho fotografati e con Photoshop li ho affiancati (in scala) alla nuova A7. Eccoli nell’immagine sopra: Minolta 7000, Minolta Dynax 7000i, Minolta Maxxum 60, Sony A700, Sony NEX 5. Ultima, la A7 (immagine ufficiale dal sito Sony).
Ebbene, il corpo che più si avvicina per dimensioni e stile alle A7 – A7R è la gloriosa Minolta 7000! La 7000 misura (LxHxP) 144.5 x 92.5 x 60.6 mm, la A7 arriva a 126.9 x 94.4 x 48.2 mm. Nelle immagini sotto i due corpi macchina a confronto. Non penso che la somiglianza sia un caso, la 7000 è considerata la macchina che ha rivoluzionato il mondo reflex negli anni ’80 (introducendo per prima l’Autofocus). Immagino che i designer Sony abbiano voluto sottoindendere qualcosa… vedremo.
Sony A7 and A7R are the hottest news of the moment, all photo sites on the planet are boiling for them. FULL -FRAME, 24MP or 36MP, mirrorless, compact body, E -mount that permits (with adapter) to mount virtually any vintage lens, from Leica M to Zeiss G and image quality that promises to compete with Nikon D800. For those, like me, has a decent set of Minolta – Sony lenses is a great news.
But how compact are them? After more than three year that I brought with me the NEX5 everywhere , that fits comfortably in the palm of your hand, the compact size for me is essential. In the shops A7-A7R are not arrived yet , so you have to work with imagination. A virtual comparison can be done on www.camerasize.com , but it is not the same thing as trying to hand something. Today I had some time and I put on a table all the camera bodies I have at home , to try to understand what more feel like the new Sony A7 – A7R . After a bit of measures I photographed and Photoshopped them side by side ( in scale) to the new A7 . Here they are in the image above : Minolta 7000 , Minolta Dynax 7000i , Minolta Maxxum 60 , Sony A700 , Sony NEX 5 . Last , the A7 ( official image from Sony ) .
Well, the body that is closest in size and style to the A7 – A7R is the glorious Minolta 7000 ! The 7000 measure (WxHxD) 144.5 x 92.5 x 60.6 mm , the A7 comes in 126.9 x 94.4 x 48.2 mm. In the images below the two camera bodies in comparison. I don’t think the similarity is a case, the 7000 is considered the camera that has revolutionized the world of SLR in the 80s ( the first to introduce the Auto Focus) . I guess the Sony designers wanted to tell something… we’ll see.
Ritorna puntuale anche quest’anno dal 4 al 6 Ottobre l’evento letterario in uno dei luoghi più suggestivi del Veneto: LIBRI IN CANTINA! Come già nelle precedenti due edizioni potete trovare NON TI SVEGLIARE in bella vista allo stand CIESSE Edizioni nella Sala 8 – Saletta Rambaldo VIII e nella giornata di Sabato… beh, sarò presente anch’io qualche ora in stand per due chiacchiere con i lettori.
Quest’anno, sempre Sabato 4 vi segnalo un Evento speciale, da non mancare: alle ore 12.00 presso la Biblioteca del Castello presentazione del libro “Squadra Antimafia – I lupi di Palermo” di Carlo Santi – Ciesse Edizioni – con una introduzione dell’amico Emiliano Grisostolo, scrittore e sceneggiatore.
Sony NEX5 con Sony SEL 16mm – 1/30 f2.8 ISO 800 – RAW
La luce lo investe come un maroso e deve attendere prima di riuscire a mettere a fuoco l’uomo. Ha la pelle del viso come cuoio e capelli bianchi a spazzola, che sembrano scompigliati. Due spalle ossute, incurvate dall’età dentro una camicia a righe abbottonata alla meglio. Cerca nella memoria, ma non lo trova. Non lo conosce, forse non lo ha mai visto.
Eccomi. Torno a questo progetto letterario-fotografico dopo un mese e mezzo di bianco e nero secco. Da una parte tre settimane di ferie, in cui sono stato libero di scrivere come un forsennato, dall’altra tre settimane di ritorno alla routine di lavoro (per me) e scuola (per moglie e figli), in cui non sono più riuscito a scrivere una riga.
Ho dedicato le vacanze a una revisione di tutto il materiale scritto e ho finito per ricombinare l’intreccio e l’ordine dei capitoli. Ho anticipato l’inserimento di una trama secondaria, che contribuirà a complicare la vicenda e confondere le idee ai lettori. Ad esempio, questa, che dovrebbe essere la foto che rappresenta il capitolo 17 in realtà è diventata quella del “nuovo” capitolo 13. Di conseguenza, tutto è stato scalato e… insomma, un bel casino. La stessa cosa mi era successa con NON TI SVEGLIARE, ma là non avevo un percorso fotografico a inchiodare la sequenza di quanto scritto.
Le ferie sono state anche una “disintossicazione da social network”. All’inizio non c’era wi-fi, la connessione 3G era scarsa e intermittente e in pochi giorni mi è passata la voglia di restare in contatto col mondo. Negli ultimi giorni di ferie anche intravvedere i titoli dei giornali mi infastidiva. Ora ho deciso che è il momento di tornare alla civiltà, rispondere alle richieste di amicizia su Facebook, twittare qualche banalità e riprendere seriamente il mio blog.
La foto è stata scattata durante una delle “uscite” di documentazione, necessarie per imprimere nel testo quel legame con la realtà veneta che hanno fatto di NON TI SVEGLIARE uno dei testi segnalati al Premio Calvino. Quest’uomo, presentatomi da un’amica, mi ha accolto nella sua casa e raccontato per ore della sua vita, come se mi avesse conosciuto da sempre. Per rispetto nei suoi confronti ho preferito oscurarne il volto, ma vi assicuro che era rugoso ed espressivo come le sue parole.
Sony NEX-5 + LA-EA2 + Zeiss Vario Sonnar 16-80 – JPG (Panorama mode)
“Il respiro dei grilli era sempre lì, sempre lo stesso di quel giorno. Osservai la casa in pietra, il fienile, il grande albero mezzo secco. Sembrava tutto uguale alla volta precedente. O forse no? C’era qualcosa di diverso?”
Quella vecchia casa nel nulla della campagna veneta esercita una strana attrazione sul nostro piccolo protagonista. Già una volta era riuscito a sfuggirle, ma ora vi è tornato, quasi inconsciamente. Un po’ come quando hai perso un dente e con la lingua torni a tastare il sentore del sangue sulla gengiva. Nel capitolo 16 è finito di nuovo là, con il bisogno di osservare e cercare di capire cosa c’è di sbagliato in quel luogo.
L’ispirazione per questa casa, il centro del mondo narrativo per i prossimi capitoli, mi è venuta da un casolare abbandonato lungo la S.P.17. Per esigenze “drammatiche” l’ho circondata da un alto muro, ma il luogo che ho in mente quando scrivo è quello che vedete nella foto (e sì, se avete seguito uno dei miei reading su NON TI SVEGLIARE, il casolare è anche quello citato parlando del XXIII Premio Calvino… ).
La foto copre 180° di orizzonte ed è ottenuta unendo più immagini scattate in sequenza. Ho sempre adorato questo tipo di “foto a giro”, la mia prima l’ho scattata da ragazzino sotto le tre cime di lavaredo con la Minolta Hi-Matic di mio padre, e ho poi unito con lo scocth 12 foto in 10×15 su una parete della mia camera. Oggi è molto più semplice, la NEX ha la funzione panorama che sforna un JPG già pronto, funziona bene quasi quanto lo scotch!
Tavoli con sedie in colori spaiati, sotto calotte alluminio ripiene di luce. Tovagliette di carta bianca disposte in schiere militari, le posate arrotolate dentro salviette rosse come sciabole da parata. Fa alcuni passi, le scarpe di cuoio scricchiolano sul pavimento di legno grezzo. Una band sul fondo suona a ripetizione un vecchio pezzo della PFM, ma il locale è vuoto, completamente vuoto. Che cosa sta succedendo, Rubens Gatto?
Pausa di riflessione, battuta d’arresto o quello che il §7.3.3 della ISO9001:2008 chiama riesame della progettazione e sviluppo? Comunque la mettiamo, è passato un po’ di tempo da capitolo e foto precedenti. La ragione è che a luglio “arrivo lungo”, stanco da un anno di lavoro (quello vero, intendo), con mille attività da chiudere prima delle ferie e il caldo che alza il livello di nervosismo. Torno a casa con la testa piena, con la voglia solo di mettermi le ASICS e andare a correre lungo l’argine. Anche la sera i figli (in vacanza, loro) ora stanno alzati fino a tardi e reclamano partite a Cluedo o a Macchiavelli…
E così mi sono fermato, ho lasciato decantare il testo. Ho letto qualche libro di riferimento della “concorrenza”, cercando di capire cosa ne apprezzavo veramente e come migliorarmi. E poi ho riletto il mio lavoro. Daccapo, tutto d’un fiato. Con l’intento di coglierne la visione di insieme, di assaporarne il gusto complessivo. Un vero e proprio riesame di progetto, che mi ha portato a ritoccare qualche parte, sfrondare alcuni passaggi, rendere più “secchi” alcuni dialoghi. E per sancire questa milestone ho anche deciso che la foto sarebbe stata qualcosa di più: un video.
Ora siamo al punto in cui la valanga degli eventi si è staccata e inizia a prendere velocità. L’avvocato Rubens Gatto e l’investigatore Celestino Maculan iniziano a ricostruire i fatti. Per farlo si incontrano in un locale deserto, come quello in cui siamo capitati una sera dello scorso inverno io e Laura. I figli dai nonni, in tasca i biglietti per uno spettacolo teatrale a Verona e nel tragitto perfino il tempo per una cena da “morosi”. Siamo incappati in un locale messicano alle porte della città. Vista l’ora era completamente deserto, ma una band suonava imperterrita davanti ai tavoli vuoti. Inquietante. Un’atmosfera da riprendere con lo smartphone e tenere buona per il libro!
Spesso a Natale mi arriva qualche bottiglie di grappa in regalo, qui da noi è un distillato tipico, talvolta fatto in casa (anche se è fuorilegge), ma io non lo amo (la mia passione sono i cocktail o i rum invecchiati). Da un paio d’anni ho trovato un modo ingegnoso (e delizioso) di riutilizzare quei litri di liquido alcolico. Oggi pomeriggio mi sono messo al lavoro e ora, con spirito thriller, vi racconto come fare per creare delle splendide ciliegie sotto grappa!
Ingredienti:
Ciliegie (grosse e sode, tipo i “Duroni” di Cazzano di Tramigna)
Grappa (quella che vi hanno regalato e non siete riusciti a riciclare, non barricata)
Zucchero
Procedimento:
Per prima cosa mettete a sterilizzare i vasi di vetro e i tappi, facendoli bollire almeno dieci minuti in una pentola (ricolma d’acqua). Toglieteli dall’acqua e lasciateli raffreddare.
Nel frattempo, selezionate le ciliegie, scartando quelle senza picciolo e quelle ammaccate o forate. Lavatele per bene (senza sbatterle o ammaccarle) e asciugatele con un telo o lo scottex.
Tagliate i piccioli, lasciandone 1cm circa attaccato ai frutti e infilate le ciliegie nei vasi.
Aggiungete 1 cucchiaio e mezzo di zucchero per vaso. (Qualcuno aggiunge anche scorza di limone, chiodi di garofano e cannella, ma a me non piace)
Riempite i vasi con la grappa fino all’orlo, le ciliegie devono essere completamente ricoperte. Tappate e agitate per far dissolvere lo zucchero. Capovolgete i vasi e metteteli in cantina o in dispensa, lontano da luce e fonti di calore.
Ogni dieci gg date un’occhiata, capovolgete e agitate un po’ i vasi. Ora viene la parte difficile: aspettate almeno 2 mesi o meglio, fino a Natale (quando vi regaleranno altra grappa) prima di consumare!
Bene, adesso sapete anche voi che sostanze usano gli scrittori di Thriller!
Sony NEX-5 con Zeiss Planar 45mm – 1/2500 f/2.8 ISO 200 RAW – 16:9
Mi fermai un paio di metri prima che l’erba finisse, prima dello spiazzo di cemento. E adesso? Rimasi in ascolto, scrutando tra gli steli verdi e oro. Lo stridio dei grilli e delle cicale pulsava a tempo col mio cuore. Una brezza leggera faceva fremere di tanto in tanto le spighe di semi non ancora mature. Mi avvicinai un po’ di più allo spiazzo. Era una trappola, lo sentivo.
Niente nebbia finalmente. Né nel testo, né nelle foto, né fuori. Quando ho iniziato a scrivere questo livello della storia era inverno profondo e confesso che ho avuto qualche difficoltà a immaginare un fine maggio stranamente afoso. Problemi di memoria, soprattutto (sì, l’età…). Difficile ricordare quelle piccole cose che quand’è il momento di viverle non si notano, ma diventano fondamentali quando c’è da portare una storia sulla carta. Di che colore sono gli steli d’erba a inizio giugno? In che periodo del mese matura il grano? Quand’è che si inizia a sentire la pressione del sole sulla pelle?
Ho scattato questa immagine sull’argine del fiume che passa dietro casa, lo stesso corso d’acqua che compare nella prima foto di questo progetto e con lo stesso “volontario” (ovvero, l’unico dei miei figli ancora disposto a farsi fotografare). Mi impressiona vedere come il tempo stia scorrendo, più velocemente di quanto io riesca a scrivere, ma mi dà un senso di calore il rendermi conto che la storia sta crescendo attorno ai luoghi dove vivo.
Il 16:9 è un formato che uso raramente, troppo “televisivo”, ma qui mi sembra appropriato. Il mio piccolo protagonista è infatti rimasto solo in questo capitolo. Solo in un luogo isolato, dentro un mare d’erba e alle prese con un mistero che inizia a farsi sempre più intricato. Riuscirà a venirne fuori?
Sul numero di Giugno 2013 de Il Basso Vicentino, che potete trovare ora in edicola, è uscito un articolo sulla presentazione in Villa Pojana. Chiedetelo al vostro edicolante (o cliccate sull’immagine accanto)!
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